Berto non sapeva se riderne o temerne, perchè capiva che se Filippo avesse conosciuto quel romanzo e il suo autore, le cose si sarebbero fatte molto serie.

E mentre l'immane pettegolezzo sobbolliva, la vita di Loredana aveva avuto una buona ripresa. In quell'inverno la giovane era andata più volte a teatro, ora con la Teobaldi, ora con Filippo, scatenando una bufera di commenti e di discussioni, che non giungevano fino al suo orecchio. L'appartamento sulle Zattere, tutto raccolto e ben riscaldato pareva più intimo e voluttuoso.

Loredana aveva dimenticato Giselda Fioresi e i due milioni e la taccia di mantenuta; viveva spensieratamente con la cieca sicurezza di poter vivere sempre così felice.

Ella fu un po' sorpresa di vedersi un giorno comparire in casa Berto Candriani, il quale non le faceva mai visita nelle ore in cui Filippo era assente.

Berto indossava la redingote, aveva un garofano bianco all'occhiello, e in una mano i guanti paglierini; era addobbato per una visita di società, e anche questo maravigliava Loredana, che lo riceveva sempre come un vecchio amico, senza cerimonie.

Pareva lievemente impacciato.

— Credevo ci fosse Filippo, — disse, — ed ero passato a prenderlo.

— No, — rispose Loredana. — Flopi è andato al tè in casa Lombardi....

— Ah, sicuro! — mormorò Berto. — Sono le cinque, infatti; le cinque e un quarto, anzi.

— Se lei non ha niente di meglio a fare, — seguitò cortesemente la giovane, — può trattenersi un istante, e il tè gliel'offrirò io.