— Me ne vado, — annunziò Loredana. — Addio, mamma; ho fretta!
Baciò sua madre, infilò la pelliccia, corse per le scale, fu in istrada.
Faceva freddo, nonostante il sole pallido, e soffiava la bora; la folla s'era diradata, ma Loredana sentì che i passanti la guardavano, e parendole che ciascuno sapesse la sua storia, temeva in ogni sguardo una maraviglia oltraggiosa. Corse per raggiungere Adolfo Gianella, il quale s'era avviato egli pure e la precedeva di poco.
— Adolfo! — chiamò, quando fu a un passo da lui.
Egli si volse; aveva le mani affondate nelle tasche del soprabito, il bavero alzato fino alle orecchie. E vedendo che la squadrava da capo a piedi, senza salutare, Loredana si sgomentò.
— Non mi aspettavi? — chiese dolcemente.
— No, — rispose Adolfo, — non ti aspettavo; non ti aspetto più!
La giovane non osò chiedere altro; ma Adolfo repentinamente s'infuriò, l'afferrò per un braccio, la scosse.
— Per carità! — disse Loredana sbigottita, guardandosi intorno. — Sei pazzo?
Egli si ravvide subito.