La giovane si alzò a prenderla e la fissò attentamente.
— « Ti ricordi, — susurrò la pastorella, — ti ricordi che cosa egli ti diceva all'orecchio con la voce ardente, mentre tu mi guardavi come oggi? « Vieni; vieni con me; noi potremo essere felici; io ti darò tutto l'amore e tutta la vita ». E tu hai preso tutto il suo amore, e oggi puoi prendergli tutta la vita ».
— No! — interruppe bruscamente Loredana.
Allentò il pugno, e la figuretta, cadendo a terra, si frantumò con sordo rumore.
— Che fai, Lori? — esclamò Emma stupita.
Ma non ebbe tempo a ripetere la domanda.
Un clamore furibondo salì dal campiello; le femmine s'erano avvinghiate e volavan pettini, schiaffi e ciabatte; si battevano per un maschio, il quale stava a guardarle come giudice di campo, preparandosi a intervenire quando gli fosse parso opportuno. Le finestre delle case disposte intorno a rettangolo eran gremite di teste, e piovvero di là scherzi atroci e incitamenti, fin che la più giovane virago ebbe la peggio e si rovesciò in terra con un colpo sordo. Allora il giudice intervenne: lasciò andare alla vincitrice un ceffone formidabile in piena faccia, che le fece sprizzar dal naso uno zampillo di sangue.
— A casa! — ordinò. — Va a casa, senza voltarti indietro!
L'altra si mise a correre, urlando contumelie prodigiose, mentre la vinta si rialzava, si ripuliva, raccoglieva lo scialle, cercava in terra il suo pettine, e rideva, tutta accaldata, le fiamme negli occhi, i capelli nerissimi diventati una selva di groviglie.
Dietro i vetri d'una finestra, Loredana aveva seguito le fasi dello spettacolo immondo, e tra i curiosi, in un gruppo di scialletti che spiccavano sul colore meno intenso dei pastrani maschili, vide Adolfo Gianella il quale guardava in su, verso la casa.