Filippo se ne andò, con un male in cuore, con una rabbia, con un'angoscia, che lo stupivano e lo facevano tremare.
Entrò nel salotto della contessa di Montegalda e parve distratto tutto il tempo che vi rimase. Fausta gli passò vicino, gli fece un lieve cenno di seguirla e quando furono nella sala da ballo, deserta, gli chiese:
— Che cosa avete, Flopi?
— Mi fa male il cuore! — egli rispose.
— Male? — ripetè Fausta. — Un male fisico?
— Fisico. Un aneurisma, — disse Filippo sbadatamente.
— Mio Dio! — esclamò la contessa con voce soffocata. — Siete pazzo? Di aneurisma si può morire!
— Si può morire di tutto, amica, mia! — concluse Filippo.
La giovane voleva insistere, chiedere quali cure facesse, ma Filippo le lanciò un'occhiata stranamente beffarda, e rientrò nel salotto, dove si intavolava una partita di boston.
Egli aveva bisogno di sapere, e tuttavia stette parecchi giorni senza recarsi a trovar le signore De Carolis. La comparsa di quel giovanotto biondo con gli occhi cerulei gli aveva fatto sentire che un giorno Loredana gli sarebbe stata tolta per sempre e ch'egli non avrebbe potuto nulla per impedire una cosa tanto semplice e tanto grave, poichè non aveva intenzione di sposare la fanciulla, d'affrontare una lotta con la propria famiglia, con la madre, con le sorelle e coi cognati.... Loredana avrebbe appartenuto ad Adolfo Gianella, impiegato di banca e piccolo possidente.