— È un'americana, — egli aggiunse.
— La conosci? — domandò Nino d'Este.
— No; ma l'ho veduta, e ho capito che è americana.
Nino d'Este non potè frenare una risata.
— Non c'è da ridere, — osservò Paolino Berlendi. — L'occhio d'un conoscitore non s'inganna; a occhio, si possono giudicar benissimo la razza e la nazionalità d'una donna, e fra tutte, le americane son più facili a riconoscersi.
— Ma fammi il favore! — esclamò Nino. — Ci son delle americane piccole, rotondette, coi capelli neri e gli occhi brucianti, che tu diresti nate ai piedi del Vesuvio.... Ve ne sono altre, secche, rigide, biondastre, che possono essere inglesi, russe, norvegesi, tedesche.... A occhio, giudicherai dell'eleganza e della bellezza d'una donna, e non della sua nazionalità.
— Storie, storie! — dichiarò Paolino Berlendi. — Piccolette e rotondette, o rigide e secche, le americane si vedono a un chilometro di distanza; hanno qualche cosa di speciale nella toilette, nel passo, nell'atteggiamento, nei modi, nei gesti, che non ti inganna mai. Dico bene? « Ça te botte »?
— No, nient'affatto, non mi calza niente affatto! — esclamò Nino d'Este.
— L'americana è una donna come le altre, — intervenne Carlo Martellieri. — Tutt'al più potrai capire a occhio che non è italiana; ma questo suggello di esoticità è comune alle straniere, ossia la donna italiana si stacca dalle altre così bene che non è possibile scambiarla per una straniera.
— « Tu parles »! — disse Paolino. — Ma, caro Martellieri, con le tue parole vieni a darmi ragione; per te, è l'italiana che si può distinguere con un'occhiata; per me è l'americana. Vedi che sul principio siamo d'accordo.