Da ultimo egli voleva anche legger le lettere ch'ella riceveva dalle amiche, delle quali non si fidava punto; una mattina, mentr'egli s'era recato a dare il buon giorno alla fidanzata, sopravvenne il portalettere, e Adolfo s'impadronì della posta, aperse la lettera d'una ragazza che scriveva a Loredana da un paese della provincia, domandò notizie delle persone ch'eranvi ricordate, e finì col mettersi la lettera in tasca.
Quando giunse Filippo verso sera, la fanciulla vibrava ancora tutta di sdegno e d'ira; raccontò ogni cosa all'amico, anche quel che aveva taciuto fino a quel giorno, le angherie, le taccagnerie, la diffidenza oltraggiosa, la gelosia irragionevole, la presunzione di Adolfo.
— Non lo voglio, non lo voglio, non lo voglio! — esclamava con gli occhi sfavillanti di rabbia. — Qualunque cosa piuttosto di questo matrimonio! Mai, mai, mai!
Filippo aveva ascoltato in silenzio, guardando il pavimento a piastrelle bianche e rosse e segnando col piede il ritmo d'una marcia.
A un tratto sollevò il capo, afferrò le mani dell'amica, e chiese:
— Vuole venire con me?
La fanciulla non capì subito.
— Dove? — ella domandò.
— Via, lontano, fuori di Venezia, per sempre! — incalzò Filippo.
— Fuggire? Fuggire con lei? — ella disse sottovoce, già tremando senza saperne la ragione.