— Mi ascolti, — mormorò Filippo.

Andò fino al limitare della saletta, vide che la mamma leggeva attentamente un libro mal rilegato, e continuò, tornando presso Loredana:

— Quella che noi chiamiamo amicizia, non è che amore. Se n'è accorta?

Essa, ferma e fissa, con gli occhi spalancati, non rispose.

— Me ne sono accorto io, — proseguì Filippo. — So che ti amo, sento che ti amo, sento che noi possiamo essere felici. Io non posso sposarti; capiscimi bene, non posso sposarti perchè tutta la mia famiglia ci darebbe tali e tanti dispiaceri, che, in confronto, ciò che hai sofferto finora ti sembrerebbe una gioia. Sono ignoranti, caparbii e feroci.... Ma ti offro lo stesso il mio amore e la mia vita.... Anch'io sono stanco; anch'io non posso più trascinare questa esistenza tormentosa e inutile. Dimmi che accetti, e saremo felici.... Partiremo subito....

Loredana tolse le mani dalle mani di Filippo e si alzò in piedi: fece alcuni passi come per uscir dalla camera, ma si fermò e si addossò al muro; piangeva in silenzio e le lagrime le scendevan giù per le guance.

Filippo le si avvicinò di nuovo. Era pallido e la sua voce tremava. Disse:

— Sei offesa?

Ella negò con un movimento del capo.

— Allora non mi ami d'amore, come ti amo io?