La risposta non venne. Loredana guardava l'amico attraverso il velo delle lagrime. Egli fece un passo come per allontanarsi, ma la fanciulla, rapidamente, istintivamente lo trattenne con un gesto.
— Sì, l'amo anch'io, — ella mormorò sottovoce.
Filippo l'afferrò per il busto e la baciò sulla bocca.
— Pensaci, — disse. — Pensa che saremo tanto felici.... La mamma perdonerà. Ti vuol troppo bene per condannarti. Capirà che tu avevi il diritto di vivere, di sottrarti a un avvenire spaventoso. Tu saprai farti perdonare, non è vero? poichè conosci la strada per giungere al cuore della mamma! Dimmi che accetti, e partiremo subito....
Essa, sempre addossata al muro, sempre immobile, con gli occhi pieni di lagrime, non rispondeva. Ma una scampanellata fece sussultare lei e Filippo.
La fanciulla s'asciugò prestamente gli occhi, e corse nella saletta.
— Dev'essere Adolfo, — ella disse alla mamma. — Io ho l'emicrania, non voglio vederlo, mi chiudo nella mia camera!
La mamma sospirò e alzò lo sguardo al soffitto. Loredana tornò da Filippo, gli strinse le mani, mentr'egli la baciava ancora sulla bocca.
— Pensaci! — ripetè Filippo.
Ella fece un gesto vago e scomparve, per chiudersi nella sua cameretta.