V

La mattina dopo l'arrivo a Desenzano, Loredana corse al balcone dell'albergo e vide sotto il sole fastoso scintillare il lago di cobalto. Lontano, a levante, un piccolo paese si spingeva per una lingua di terra molto innanzi nell'acqua.

— Andremo laggiù, — disse tra di sè, contenta di vedere paesaggi nuovi, ella che non si era mai allontanata da Venezia se non per pochi chilometri.

Il colore del lago, così azzurro da dare quasi all'acqua una densità materiale, era mirabile. La fanciulla, abituata alle trasparenze leggere della laguna, ne restò meravigliata e sentì come un piacere intenso per quella vita liquida che si stendeva ampiamente sotto i suoi occhi.

Filippo bussò discretamente all'uscio ed entrò.

— Amore mio, come sei elegante! — disse.

Loredana vestiva tutta di bianco, con una cintura bianca e lo scarpe bianche, e sorrideva all'amico, il quale era superbo della sua candida bellezza.

— Ogni cosa fatta a pennello! — dichiarò Loredana, indicando l'abito; e soggiunse, dopo una lieve esitazione: — Tu mi portavi con te, nella tua mente, quando ordinavi i miei abiti!

Ma il pensiero non le si era presentato così; era stato piuttosto un senso di molestia per quella strana perizia dell'amico suo, la quale svelava una lunga e costante dimestichezza con le donne, una singolare esperienza d'anime e di corpi femminili. Nulla a lei importava di ciò che era finito ieri: ma domani?

Ella disse, attirando Filippo sul balcone: