— Sì, — osservò Filippo, — ma ha detto pure che è bella! E allora, stiamo freschi!
Loredana diede in una risata, pensando alle terribili sopracciglia immobili. Ella s'era affacciata alla finestra e sembrava compenetrarsi della luce folgorante che saliva dal lago, dardeggiava la linea onduleggiata delle montagne, incendiava le case di Desenzano, faceva frinir le cicale sugli alberi.
Ad un tratto si volse e disse:
— Oggi scrivo alla mamma.
— Appunto, — rispose Filippo. — Anch'io....
E stava per continuare, quando fu bussato alla porta ed entrarono gli uomini con un baule.
— Che cosa dicevi? — domandò Loredana, allorchè gli uomini uscirono per prender gli altri bagagli.
— Volevo dirti che ho intenzione di andare a Venezia, fra qualche giorno. Bisogna ch'io sappia ciò che si dice, — dichiarò Filippo, sedendo in una poltroncina. — La mia assenza non può essere stata notata: a Venezia son rimaste poche famiglie che io conosco, e in quest'epoca, tutti gli anni io vado in campagna. Ma voglio udire se si fanno chiacchiere e voglio, se mi riuscirà, aver notizie di tua madre.
— Come farai?...
Di nuovo gli uomini entrarono con un baule, che Filippo ordinò di deporre nella sua camera.