— Le ho scritto, — rispose Loredana scuotendosi. — Le ho scritto che non si dia pensiero; che avrà mie notizie.... Voglio scriverle anche stasera, subito.... Si può?

Filippo scosse la testa.

— Domani ci raggiungerebbe! Puoi scrivere, e io manderò la lettera a un mio amico a Roma, perchè la faccia partire di là.

— Così la mamma la riceverà tardi, — osservò Loredana, — e per tanto tempo non saprà nulla.

— Due giorni: fra due giorni sarà a destinazione....

La fanciulla rimase muta e guardò il tramonto tragico. A quell'ora, la mamma e la figlia terminavan di cenare, e si mettevano alla finestra prospiciente il campiello, dove i bambini del vicinato si raccoglievano a far chiasso. Sul davanzale la mamma disponeva il vassoio col bricco, e andava centellinando l'ultima tazza di caffè....

Loredana guardò acutamente Filippo. Che sapeva egli di tutte quelle cose, delle piccole cose amate, tanto piccole nei giorni di pace e tanto tristi a rammentar come perdute?

Ella ritrasse le mani dalle mani di lui e sentì che il cuore le doleva, che la vita era cupa e misteriosa, che quel cielo pareva farle entrar nell'anima tutta la disperata violenza del suo colore di sangue.... Con quali parole avrebbe ella potuto esprimere quel tormento a colui che le era così vicino e così lontano?...

A Peschiera, nello scompartimento salì un uomo: andava a Brescia e non aveva trovato posto in seconda classe. Vedendo Filippo e la signora col velo, si ritrasse in un angolo, dopo aver posto sulla rete una valigia grossolana, biancastra con gli angoli di pelle rossa; e chiuse gli occhi, senza addormentarsi, quasi per far comprendere che non voleva disturbare, che sentiva di essere importuno, ma sapeva esser discreto.

— Sei stato mai sul lago di Garda? — chiese Loredana, dopo aver guardato con diffidenza il nuovo viaggiatore.