— Sì, due volte. In questo mese, con questo caldo, siamo sicuri di non trovar nessuno che possa importunarci.

— Come farò?... — disse nuovamente la fanciulla, ma poi s'interruppe impacciata.

— Come farai, che cosa? — domandò Filippo, riprendendole una mano e accarezzandola.

Era venuto in mente alla ragazza, fra tanti pensieri gravi e terribili, era venuto anche in mente che non aveva abiti, non biancheria, nulla di nulla. Fuggita dalla casa col pretesto di salutare un'amica, non possedeva che gli indumenti dei quali era vestita, e aveva tre lire nel borsellino.

— Non vuoi dirmi? — incalzò Filippo con la dolcezza di chi prega.

La fanciulla trovò modo di cambiar la frase:

— Ci son negozii a Desenzano?

Filippo capì e si mise a ridere.

— Oh non importa, — disse.

Loredana non osò più insistere e chiedere spiegazioni: non importava, la sua roba, non contavan nulla i suoi abitini modesti, a parecchi dei quali aveva dato mano la mamma; non contavan nulla i suoi oggetti d'abbigliamento, i braccialetti, gli anelli, i pettini per la testa.... Tutto perduto e scomparso per sempre, come la vestaglia bianca! Ella sospirò e si guardò l'abito nero, che aveva indossato di furia, perchè capitato prima sotto gli occhi in quell'ora di decisione suprema.