— Mi direte voi, — chiese Berto al Lombardi e al marchese di Spinea, — che cosa ha questo vecchio satiro per piacere alle ragazze?

— Vecchio satiro! — esclamò il marchese di Spinea. — Ma non ha quarant'anni; e che cosa dovresti dire di me, che ne ho cinquantasette?

— Satiro decrepito! — sentenziò il Candriani. — Filippo, occhio alla Fioresi! Quella sta facendo una passione per te, vorrà scappare anche lei.

Filippo stette ancora muto. Egli rispondeva raramente a Berto Candriani; dacchè lo si era classificato per matto, Filippo lo lasciava parlare, e il più delle volte non ascoltava nemmeno le sue parole, col pensiero rivolto altrove. Così, se non fosse stata la necessità incoercibile di dire tutto quanto gli frullava pel capo, Berto Candriani, a sua volta, non avrebbe mai parlato con Filippo; e quando v'incappava, se ne pentiva sempre.

Egli si alzò indispettito e andò a raggiungere il conte Mercatelli, che fumava una sigaretta, sdraiato sopra un divano, beatamente, gli sguardi perduti in alto.

— Ciò! — disse Berto. — Non dormi? Vattene, su; è quasi mezzanotte....

— Hai ragione, — rispose il conte mansueto. — Nel mio letto starei tanto bene!

Si mosse, andò a porgere il saluto alla contessa Bianca, alle signore, agli amici, ed uscì lentamente.

Poco dopo, anche gli altri visitatori presero congedo.