— Ma io l'amo, Loredana! — proruppe Filippo. — Non permetterò che me la portino via; io vivo per lei, cerco di renderla felice, mi allontano io pure dal mondo, per dedicare a lei le cure più affettuose, e ho fatto della sua vita la mia.... Non permetterò che me la ritolgano, a nessun costo; non permetterà ella stessa, Loredana, perchè mi ama e non domanda nulla a nessuno!

La voce del conte vibrava di tanta sincerità e di tanto affanno, che la signora De Carolis ne fu scossa e lo guardò un istante, presa da esitazione.

— Sono venuto da lei a chiederle perdono, — proseguì Filippo, — a chiederle perdono con una umiltà che non è nelle mie abitudini. E lealmente le ho detto dove viviamo, perchè non volevo continuare con lei una finzione antipatica; se l'avessi ingannata, se le avessi detto che viviamo a Roma o a Parigi, ora potrei ridermi delle sue minaccie.

S'interruppe e camminò pel lungo e pel largo nella saletta.

— Non me la porterà via! — soggiunse. — A qualunque costo, non me la porterà via! Appartiene a me, ora, e a nessun'altro al mondo! Non me la porterà via!

La signora De Carolis comprese che non poteva ragionare con un uomo in tale stato d'animo. Filippo aveva le labbra bianche e il suo corpo tremava come scosso da febbre violenta; egli si abbandonò in una poltrona, nascose il volto tra le mani, e stette così, per lungo tempo, in silenzio, agitato sempre da un tremito invincibile.

Emma tacque ella pure, a lungo, guardando l'uomo superbo, ridotto da una parola come uno schiavo o come un mendico, accasciato sotto il peso della sua passione.

— Veda, — cominciò infine la signora. — È necessario! Appunto perchè vuol bene a Loredana, la lasci tornare con la sua mamma.... Lei si pentirà un giorno di questo rifiuto.

— Non mi pentirò mai! — esclamò Filippo, staccando le mani dal volto.

La signora De Carolis vide che le lagrime solcavano il viso del conte, ebbe un lampo forse di riconoscenza, certo di pietà, ma seppe frenarsi, e continuò, quasi non avesse notato nulla: