La fanciulla fece ancora un gesto, smarrita, guardandosi intorno.
— E Filippo? — domandò. — Lo sa, Filippo, che sei venuta, a prendermi?
Emma si sentì avvampare la faccia ed ebbe un lampo nello sguardo.
— Filippo? — ripetè. — Io, tua madre, ho da chiedere il permesso al conte Vagli per riprendere la mia figliuola? E tu obbedisci a lui, piuttosto che a me?... Lori, non farmi parlare, non tormentarmi....
Le due donne eran di fronte e si guardavano, ambedue timorose di far male e tuttavia nell'impossibilità di capirsi. Loredana tremava da capo a piedi, come già Filippo aveva tremato innanzi ad Emma; ma la fanciulla, invece di piangere e di smarrirsi, sentiva tumultuare nell'animo una ribellione sorda, imperiosa, veemente, che a pena era frenata dalla presenza della madre.
— Filippo, — essa mormorò, — Filippo non sa nulla, e io non posso partire così, senz'avvertirlo. Mi ha scritto che tornerà fra qualche giorno; ebbene, mamma, aspetta; glielo dirai tu, che io devo tornare a casa....
Emma non potè trattenersi, avanzò qualche passo, afferrò un braccio della figliuola, e la scosse con forza.
— Ma che cosa dici? — esclamò. — Chi è Filippo? Che diritti ha su di te, perchè tu non possa muoverti senza il suo beneplacito? Io non so chi sia, colui.... È un libertino che ti ha sedotta; e io devo aspettarlo qui, per chiedergli il permesso di riprendere mia figlia? Che cosa dici, pazza?
Per la durezza di quelle parole, per la stretta nella quale sentiva preso il braccio, per le offese lanciate a lei e al suo amante, Loredana proruppe. Si liberò dalle mani di sua madre, fece un passo indietro, e con gli occhi scintillanti, colla persona eretta come se tutti i nervi si fossero tesi rudemente nel suo corpo fragile, ella rispose:
— Ma è inutile, sai? È inutile che tu insista! Io non parto: io non mi muovo.