— Infine, — ella osservò a un tratto, — egli ha acconsentito alla tua idea, e ti ha permesso di venire a prendermi. È molto strano il suo amore....

— Io l'ho persuaso, — disse Emma.

— Oh aveva paura, dunque? — domandò Loredana. — Di che cosa aveva paura? Io non ho avuto paura di nulla, quel giorno....

Tacque nuovamente; a poco a poco l'espressione del suo viso mutava, diventando chiusa e dura, come se uno spasimo contraesse i muscoli del bel volto giovanile; la fronte bianca e fresca fu solcata da una ruga, e le labbra si strinsero, mostrando agli angoli una piega di disgusto.

Ella s'alzò.

— Aspettami, — disse. — Mi svesto, indosso il mio vestitino nero, e poi partiamo!

Emma, che aveva colto con l'occhio intento la mutazione rapidissima di quel viso, che aveva notato la inflessione recisa della voce, che vedeva la figlia impallidire, volle seguirla.

Loredana entrò nella sua camera da letto, si guardò intorno come avesse sentito tremare il pavimento sotto i piedi; s'avvicinò a un baule per aprirlo; poi si fermò ancora, passandosi una mano sul volto e sulla fronte.

— Ora partiamo, — ella ripeteva. — Ora partiamo. Aspettami.

Ma, d'un tratto, mentre s'inchinava per sollevare il coperchio del baule nel quale conservava il suo povero abito nero, mandò un grido e cadde a terra di schianto.