XIV.
L'albergo fu sossopra; accorsero alle grida della signora De Carolis l'albergatrice e la signora Teobaldi; poi uscirono ambedue, soffiando e galoppando, e tornarono l'una con una bacinella d'acqua fresca, l'altra con una boccetta di sali.
In ginocchio presso la figlia sempre immobile a terra, Emma le aveva slacciato il busto; ma non riusciva a sollevarla.
La Teobaldi si provò a darle mano, e mentre s'affannava all'opera pietosa, udì il laceramento del corpetto alla Pompadour, che non aveva potuto resistere agli sforzi inusitati della cantatrice. Allora ella uscì, ancora galoppando, con la faccia color paonazzo, e tornò seguita dall'albergatore; il quale sollevò Loredana come un fuscello, l'adagiò sul letto, e si ritirò subito.
— Lori, — susurrava la madre, — Lori, tesoro mio, amore mio....
— Le faccia fiutar questa boccetta, — consigliò la Teobaldi, — è miracolosa! Povera fantolina; le sarà rimasta la colazione sullo stomaco....
— Ma no, — rispose Emma. — Mi dia dell'acqua fresca.
La Teobaldi recò la bacinella, e con la mano Emma spruzzò il viso della figlia, due, tre volte.
Loredana sospirò infine, profondamente, e il seno bianco si sollevò come per un singulto.