La fanciulla avvertì di nuovo l'orribile sapore dolciastro del sangue; ebbe un sussulto visibilissimo, tossì seccamente due volte, e con la fronte imperlata di sudor freddo, aspettò.

Poi, quando la prima spuma rosea comparve alla connessura delle labbra, portò il fazzoletto alla bocca, serrandolo contro, perchè nulla si vedesse; ma non era un filo di schiuma, e non cessava, diffondendosi per la pezzuola, empiendole la bocca tutta, minacciando di soffocarla.

Tossì ancòra; venne ancòra il liquido vermiglio su per la gola; e smarrendo ogni speranza, ogni senso della vita formale, Roberta balzò in piedi, afferrò le mani già tese del giovane, e rantolò con un urlo:

—Muoio!

L'impeto enorme del sangue proruppe, non più affievolito dal lieve ostacolo del fazzoletto; e la figura bianca della vergine insanguinata, ritta fra le braccia del compagno che la sorreggeva, precipitò nella spessa ombra d'una galleria come in una voragine profonda.

FINE.

Bogliasco, luglio 1896. Blevio, febbraio 1897.