—I suoi amici stanno a Milano?—riprese quindi Emilia, più audace perchè rifletteva sempre troppo tardi.
—Quasi tutti,—disse Cesare.—Ma veri amici non ne ho: colleghi, compagni di studii, conoscenze: legami, infine, che non resistono alla lontananza….
Mandò un respiro di sollievo, perchè gli sembrava d'aver detto molto con la parola legami.—«Avrà capito?»—si chiedeva, studiando sul viso d'Emilia l'impressione della risposta.
Ed Emilia, che camminava con lo sguardo a terra, parve ergersi più dritta, liberata da un peso invisibile; alzò gli occhi, incontrò gli occhi del Lascaris, e si trattenne a forza per non sorridergli.
—«Com'è bella!»—ripensò questi, un po' umiliato di non trovare altro per lei.
Ella non era corpo soltanto, ma uno spirito, un pensiero, un'anima; e tuttavia dal cuore di lui non salivano con violento impeto, se non quelle tre parole, che l'avrebbero fatta arrossire, s'egli le avesse pronunziate.
Emilia fu punta da un brusco rimorso. Aveva dimenticato Roberta. Perchè aveva potuto dimenticarla e parlarne tanto poco e non insistere sulla guarigione inattesa?
Disse allora, con voce tutta diversa:
—Dunque, è ben certo, signor Lascaris, che possiamo considerar salva Roberta? Non v'è pericolo d'una ricaduta, d'un peggioramento subitaneo?…
Preso all'impensata, in mezzo a visioni così lontane dalla malattia, dalla morte, da quella giovanetta, ch'egli considerava col dispregio compassionevole d'un artista per un bel quadro screpolato, Cesare ebbe la tentazione abbacinante di gridare ad Emilia: