Il ricordo che le si presentava così repentino l'arrestò a un tratto perchè le doleva crudelmente. Ella era stata moglie innamorata, più che affettuosa; l'amore era conseguito dal bisogno di trovare un senso nuovo intorno a sè, il quale non fosse parso desiderio volgare; e mentre l'uomo intendeva a crearle l'esistenza sognata, la morte era sopraggiunta, e ogni cosa erasi ridotta a parvenza d'un'idealità intravista, d'una rarità avvicinata e scomparsa…
Roberta non piangeva più, ma raddoppiando d'attenzione, tentava figurarsi il volto e l'atteggiamento d'Emilia. La cercò a lungo con lo sguardo senza muoversi e scoperse infine una forma chiara, diritta; ascoltò il rimprovero, pensando che le parole erano inutili e rimaneva il fatto, il ribrezzo mal celato; s'indugiò con gli occhi a quella forma quasi chiara e diritta, indovinando l'ombra scesa sulla fronte della donna.
—Quando sono rimasta vedova….—continuò Emilia, dolorosamente colpita che Roberta non l'avesse interrotta e l'obbligasse a compiere la frase,—io ti ho promesso di non allontanarmi da te, e tu mi hai promesso la tua affezione più devota…. Dovevamo percorrere la nostra via insieme, veramente da sorelle…. Io non ho ancòra nulla da rimproverarmi…. E tu, Roberta? Non hai nulla da rimproverarti? Ti sembra di amarmi quanto ti amo io?… Roberta?… Non mi ascolti?… Non vuoi rispondere?
Allungò la mano vivamente, incontrò sul tavolino la candela e l'accese….
La fanciulla appoggiava un gomito al guanciale, stando coricata di fianco sopra le coperte; alla luce inattesa si rannicchiò dentro la camicia per nascondere le gambe smagrite. Ella andava macchinando molte ragioni da obiettare, molte dure e taglienti parole, che avrebbe pronunziato senza ritegno col favore dell'oscurità; ma il lume acceso le smagò l'energia necessaria, e le ragioni e le parole si dispersero.
Guardò di nuovo Emilia avvolta nell'accappatoio bianco, da cui sorgevano il collo tornito e la testa fiorente di vitalità; le gambe chiuse nelle calze di seta nera erano accavallate l'una sull'altra; e i piccoli piedi, seminascosti in piccole pantofole rosse. Quello spettacolo di giovanezza, quella giovanezza piena, la quale pareva dicesse:—«Io sfiorisco lentamente qui, ma qui non dovrei essere, e il mio destino è più forte d'ogni calcolo pietoso,»—riattizzarono in Roberta l'energia per le parole amare.
—Ecco,—rispose chinando la testa a osservarsi le mani, perchè non osava sostenere lo sguardo interrogativo e dolente di Emilia,—senza dubbio quanto tu dici è vero; ma io non ti aveva chiesto di ricordarmi i tuoi beneficii…. Mi sentivo male, stasera, e avevo paura…. Sai che io sono una sciocca e non ragiono bene come te…. Avevo paura, son venuta nella tua camera, e tu mi hai mandata via….
—Ma è falso, Roberta!
—No, non è falso: mi hai mandata via…. Perchè? Potresti dirmelo, tu che mi ami tanto, potresti dirmi il motivo pel quale non mi hai concesso di passar teco la notte? Non è forse perchè ti faccio orrore, perchè sai che la mia malattia è probabilmente contagiosa; perchè hai ribrezzo di tua sorella, infine?…
—Roberta, che cosa dici?