Trovò nell'umiliazione il coraggio per sfidare le notturne inquietudini, ed uscì prestamente, s'inoltrò nel buiore delle altre camere, senza curar la sorella, che aveva steso un braccio a trattenerla.
Emilia restò a sedere sul letto qualche tempo, meditando gli argomenti offerti dall'istinto egoistico per giustificare il suo rifiuto: poi si vinse, e gettò da un lato la leggera coperta.
Nella fretta e nel bisogno di buttarsi qualche cosa su le spalle, afferrò l'accappatoio bianco che giaceva sopra una sedia. Aveva, l'accappatoio, una sottil fragranza di mare e di sole; conservava fra le pieghe i sogni luccicanti pullulati dalla mollizie del bagno; era un emblema di salute e di vigor giovanile. Emilia lo spiegazzò fra le mani e lo indossò con furia, quasi tentasse far tacere quei ricordi carnali.
Quando fu nella camera di Roberta, il singhiozzo prolungato e sommesso della ragazza la guidò fino al letto, e trovatala nel buio, si chinò ad abbracciarla.
—Perdonami,—disse Emilia;—mi hai colta nel sonno e ti ho risposto bruscamente; non sapevo quel che rispondessi…. Vedi che sono qui, ora?… Ti domando scusa….
Meglio sarebbe stato il fatto di coricarsi vicino a lei, di consolarla, rassicurarla così; ma non appena presentatosi quel pensiero, l'istinto lo combattè con tutte le forze, come un sacrificio inutilmente dannoso e forse inapprezzato.
Roberta, aggomitolata e lagrimosa, massa oscura nell'oscurità più tenera del luogo, non disse parola; Emilia, cercata una sedia a tastoni, la trascinò presso il capezzale, e vi si sedette, raccogliendosi intorno l'accappatoio.
Non pensò ad accendere il lume; rimase immota, sentendo calar sul cuore l'ingiustizia della sorella, che non le aveva aperto sùbito le braccia. I suoi occhi fissavano la giovanetta oscura e singhiozzante, o vagavano tra le forme volubili del nero, desiderando invano che il quadrato della finestra s'illuminasse a poco a poco della tenue alba estiva.
Il sonno era svanito. Emilia riprese a parlare, e le parole fluivano nel silenzio notturno, vibranti e squillanti sotto l'onda d'un'irritazione contenuta.
—Suvvia, Roberta,—disse,—perchè continui a piangere?… Perchè hai paura di tutto, come una bambina? Bisogna essere meno deboli, più ragionevoli…. Non ti è mai venuto il dubbio d'essere ingiusta, con me? E tuttavia lo sei, lo sei troppo…. Io non ho fatto nulla di bene perchè conto poco sul tuo animo…. Ti ho dato solo dei consigli: ti ho pregato di condurre una vita più attiva, di non rimaner l'intero giorno nella tua camera, di non leggere fino a indebolirti; ti ho pregato di tante cose semplici, che pure ti avrebbero giovato…. Ma tu sorridi, quando parlo io; la mia buona volontà si spezza contro la tua diffidenza…. Non ti sembra, Roberta, ch'io abbia diritto a vivere una vita mia? Ora, invece io vivo solamente della tua, mi trovo inceppata, schiava, ho sempre timore di spiacerti…. Non me ne lagno; sarei felicissima se tutto questo avesse un resultato…. nella tua affezione, per esempio…. Quando sono rimasta vedova….