Roberta esitò, ancòra in contemplazione di quel bianco volto sotto le trecce nerissime, di quegli òmeri giovanili e freschi; pensò che sua sorella avrebbe potuto lasciare il letto così, vestirsi, e comparire fra la gente, senza nemmeno rinfrescarsi il viso.
—Non hai udito un romore?—disse la fanciulla.—Un romore strano?
—Quando mai? Non è possibile: tutti gli usci sono chiusi….
Roberta crollò la testa a quell'argomento di prammatica: Emilia non ammetteva i romori se non quali indizio di fatti comuni e di persone vive.
—Avrai udito schioccar la frusta sulla strada,—ella riprese sorridendo.—A quest'ora ci son sempre dei carri che passano….
—No…. Infine, ho paura,—dichiarò l'altra, più inquieta per quelle ipotesi, ch'ella aveva già fatto e aveva dovuto respingere….—Ho una paura terribile…. Mi permetti di dormire con te?… Solo fino a quando si rifaccia chiaro, solo fino all'alba….
Gli sguardi d'Emilia non seppero dissimulare e percorsero tutto il corpo infermiccio della sorella, il corpo madido d'un mador contagioso. L'istinto non affievolito dalla vita diurna si ribellò all'idea d'un sacrificio senza ragione, per le paure infantili della ragazza. E, come a spegnere l'espressione di turbamento, girando incerti gli occhi per la camera, Emilia rispose:
—Che pazzia, cara? Che cosa ti passa per la testa? Sai pure che non c'è nulla, nulla affatto a temere…. E poi, non abbiamo mai dormito insieme….
Ma Roberta aveva afferrato lo sguardo e l'aveva compreso con la sagacità dei malati, sempre vigili a quanto può consolarli e a quanto può ferirli….
—Hai paura?—disse con un gesto di sdegno, serrandosi nelle spalle.—Hai paura di prendere il mio male, non è vero?… di diventar brutta?… Non disturbarti: vado via….