VIII.

—Senta! Senta!—gridava la fanciulla, rivolgendosi a Cesare e additando le ondate furibonde che si gettavano contro la spiaggia.—Sembrano colpi di cannone!

Cesare e le due donne eran giunti in riva al mare, convulso per il soffio poderoso del vento, e tutto bianco; eran scesi dalla strada sulle rocce più eminenti, arrampicandosi dove le onde non potevano arrivare. Ascoltavano così il rimbombo sordo dell'acqua contro le cavità degli scogli; un fragore talmente reiterato, che a fatica si distinguevano le voci.

—È bello! è bello!—esclamava Roberta, aspirando l'aria, e trovando sulle labbra un impercettibile umore salino.

I riccioli intorno alla fronte e al collo le si scompigliavano sotto la veemenza del vento; le gonne le si serravano alle gambe; ella rimaneva forte sul dosso scabro della roccia, sorridendo alla burrasca.

Dietro lei, Cesare s'era fermato a fianco d'Emilia. Questa, meditabonda e inquieta, aveva obliato un istante le sue riflessioni affannose, per ammirare lo spettacolo; ma la vicinanza dell'uomo, il quale pareva triste quel giorno e d'una tristezza di cui ella sospettava la causa, le dava un'immensa brama di spiegarsi, di togliere a sè e a lui dal cuore le punte, che la ingenua malizia di Roberta vi aveva affondato.

E pensava, quasi tremando:

—«Com'è strano che Roberta stessa ci costringa a parlare! Ella medesima ci ha offerto un argomento grave e pericoloso. Dovrò spiegare a Cesare che io non sono fidanzata ad alcuno, che non lo sarò mai, perchè mi sono votata a un'opera di sacrificio e ho promesso la mia esistenza alla sorella ammalata. Ma come risponderà egli? Come accoglierà la mia rinunzia?… La combatterà, certo, e poi non riuscendo a vincermi,—non riuscirà,—dovrà partire…. Resteremo noi due, io e Roberta, per sempre….»

Gettò uno sguardo a Roberta e a Cesare, e per la prima volta il tormento di dovere sceglier presto, inappellabilmente, le si affacciò all'anima con tutta la sua tremenda potenza.

Doveva sacrificare in eterno l'uno all'altra, e la scelta non le avrebbe dato mai pace, egualmente non fosse mai avvenuta; perchè la rinunzia di lei all'amore e alla felicità avrebbe reso più cupa la dissonanza fra il suo spirito e lo spirito di Roberta; nè ella avrebbe potuto perdonare a questa l'insanabile spasimo che le era costata.