—«Non ha un anno di vita!»—egli pensò freddamente.
Poi, a voce alta osservò:
—Come si è fatta svelta, signorina!
Roberta sorrise di compiacenza, e tese la mano ad afferrar la mano che
Cesare le offriva, per valicare l'ultima scabrosità della roccia.
—Ho bevuto tant'aria di mare!—ella rispose, quando fu seduta a fianco d'Emilia.—Il mare è mio amico; io gli voglio molto bene, ed esso mi lascia respirare così leggermente!…
Emilia sorrise alla sua volta, con un'ombra di tristezza.
Qualche notte prima, Roberta aveva avuto la febbre e un nuovo sbocco di sangue, non forte, appena da arrossare la pezzuola; ma lo spavento s'era ridestato in Emilia, più grave poichè Roberta sembrava fatalmente illusa, ricca di speranze, e faceva molti disegni per l'avvenire.
—Questa, è la prima volta che vedo il mare,—seguitò Roberta, con la stessa volubilità fanciullesca.—Ma ne sono felice. Un altr'anno voglio andare alla montagna, in Isvizzera…. Andremo, non è vero, Emilia?… C'è un piccolo paese, con un bel lago, a mille ottocento metri d'altezza…. Come si chiama?
Cesare ascoltava, rilevando senza pietà il sintomo delle strazianti illusioni; e Roberta continuò a fantasticare, garrula e variabile.
Aveva dei luoghi lontani una visione romantica, la visione dei giorni in cui il male non le si faceva sentire, ed ella poteva svelarsi in tutta la sua giovane ignoranza della vita e della realtà.