Allora,—ella disse con voce spenta,—Roberta non era ammalata. Ella viveva con noi, non aveva bisogno della mia assistenza, nè io gliel'aveva offerta…. E d'altra parte….

Voleva dire: e, d'altra parte, la dissonanza delle loro anime aveva avuto principio da quel tempo, appunto; gli occhi di Roberta, da quel tempo s'eran fatti vigili, gelosi, cattivi; in quel tempo, Emilia aveva dovuto nascondere la sua gioia, misurarne gli slanci, guardarsi dalla sorella…. E,—il sospetto era atroce, ma non mancavano i dati a nutrirlo e a renderlo verisimile,—ed Emilia sospettava che il giorno in cui la morte aveva visitato la sua casa, fosse stato un giorno di letizia crudele per Roberta, infine liberata d'una presenza agghiacciante, d'una minacciosa rivalità.

Voleva dir questo; ed esitava tra il timore di addentrarsi troppo nelle confidenze più delicate, e la paura di non arrivare a convincere….

Ma Cesare, obbedendo all'impazienza della sua superbia, scosso dal ricordo d'un passato che non gli apparteneva e che aveva evocato egli stesso, interruppe:

—Sì, sì, tutto questo è forse vero…. E, in ogni modo, io non ho alcun diritto a sapere, non ho alcun titolo per consigliare…. Vuole perdonarmi?… Perchè discutiamo di queste cose tristi?

—Infatti,—ripetè Emilia,—perchè discutiamo di queste cose inutili…

La forma brusca con cui l'uomo aveva troncato il sèguito del colloquio, le dava un cocentissimo dolore. In fondo all'incrollabilità del suo divisamento giaceva una oscura speranza, viveva il torturante piacere d'ascoltar le obiezioni di Cesare.

Per dissimulare lo spasimo, chiamò Roberta fortemente, nell'intervallo fra un colpo e l'altro delle onde.

—Roberta!—disse,—vieni qua con noi. Ti esponi troppo all'aria….

La fanciulla s'arrampicò per la distanza che la separava, dalla sorella, e Cesare la studiò in quell'atto, mentre s'appoggiava all'ombrellino chiuso, aiutandosi contro le difficoltà dello scoglio.