Andare da lui, tutta nuda? L'imagine s'era presentata assai monca alla fantasia della giovanetta, ed ella non vi aveva visto se non la comicità o il ridicolo; per questo, mentre Cesare già si mordeva le labbra, risuonò nella camera una lunga risata, e Roberta concluse negligentemente:
—Sì, sarebbe piacevole, Pipistrello!…
E fu tutto.
Il Lascaris la tormentava con una gragnuola di proverbii, stroppiati, confusi, mescolato il capo dell'uno con la coda dell'altro; e interrompeva le parole di lei per lanciare due o tre sentenze così grottescamente camuffate, ch'ella ricordava e ripeteva…. In tal modo infilavano discorsi strani, scintillanti qua e là di qualche lampo d'arguzia spontanea.
Poi, di repente, l'un dei due si faceva serio e parlava di cose gravi; ciò avveniva più spesso alla presenza d'Emilia, la quale aveva assistito in parte al nascere della confidenza inaspettata, e non sapeva giudicarla, attonita. La conversazione diventava saggia, ma variata per le immancabili puerilità di Roberta; discutevano del matrimonio, dell'amore, in termini poco definiti, perdendosi. Cesare non poteva esprimersi compiutamente; Roberta non aveva dell'amore se non l'idea romantica; Emilia era distratta e nervosa. Seguitavano fin che l'abitudine della quotidiana guerriglia non li avesse ripresi, e l'uno non avesse dichiarato l'altra incapace a qualunque ragionamento più volgare.
Ma con abili scandagli, il Lascaris era riuscito a stabilire che, sebbene romantica, l'idea dell'amore era completa in Roberta. Senza madre, non vigilata da Emilia se non materialmente, in dimestichezza stretta con altre fanciulle, Roberta sapeva e indovinava con una perspicacia talvolta contradditoria. Non arrossiva mai fuor di proposito; sapeva benissimo, ad esempio, d'essere vergine, e ignorava in che cosa la sua verginità consistesse.
La conversazione seria assumeva una vivacità estrema. Cesare si levava in piedi, camminava pel salotto, parlava come innanzi a un avversario che si deve convincere.
La fanciulla ascoltava e prendeva poi la parola ad esporre i suoi dubbii; la facondia dell'uomo le smagava i sogni e le toglieva il concetto abituale della vita. La spauriva l'insistenza di Cesare nel definir nettamente i termini della lotta, una cosa nuova per lei, orribile nelle sue forme infinite. Ella aveva sempre considerato l'esistenza uno scambio d'aiuti e una gara d'arrendevolezze; non poteva piegarsi a credere specialmente nel male e a diffidare del bene.
Le discussioni davan luogo anche a qualche episodio.
Una sera in cui parlavan di matrimonio, Cesare aveva chiesto a Roberta quale sarebbe stato per lei il marito ch'ella avrebbe idealmente scelto; e come la fanciulla non sapeva sbrigarsene sùbito, il Lascaris seguitò, con una fievole punta d'ironia: