—Roberta,—disse con l'inesorabile ostinazione della paura,—stai meglio? Vuoi riposare?
L'ammalata sbarrò gli occhi cercando per la camera: vide la sorella a' piedi del letto e la fissò a lungo, ancòra con l'indifferenza serena di chi è già per altre vie lontane e mute.
Poi, senza tosse, senza fremiti, recò alle labbia la pezzuola, e l'arrossò ampiamente.
—Dio!—esclamò Emilia, accorrendo a sostenerla.
Il sangue sgorgava, non più roseo ma purpureo, una fontana vitale entro la catinella che Emilia teneva con una mano.
—Coraggio, cara, fatti coraggio,—susurrò Emilia.—È una crisi momentanea, lo sai….
Il sangue sgorgava, e le due sorelle s'erano avvinghiate intorno al busto tenacemente, guardando quella vita liquida, quella morte liquida, cui alcuna scienza umana non avrebbe potuto arrestare. Emilia era curva sotto un peso invisibile; Roberta non dava segno di terrore, ma stava rigida nell'attesa fredda e spaventevole, ritrovata fra le abitudini delle sue sofferenze.
La crisi cessò, il sangue ristette.
—Ti porterò il ghiaccio,—disse Emilia, posando la catinella insanguinata—Il ghiaccio ti guarisce, non è vero?
Ma non appena uscita dalla camera, traversando il gran salotto centrale, Emilia s'aggrappò a un mobile. Libera di naufragare nella disperazione ampia, senza difese, ella vedeva immancabilmente certa la soluzione; era destinata a seguitar tutta sola la sua strada, poichè la compagna le sarebbe caduta al fianco fra breve. E per una satanica raffinatezza della fantasia, una folla di episodii rosei le corse incontro; e per malvagia associazione d'idee, ella ricordò alcune pagine lette sbadatamente o alcuni discorsi distrattamente ascoltati sulla legge di selezione, sulla matematica necessità della morte precoce…. La fanciulla era senza dubbio inadatta a sostenere gli attriti dell'esistenza, e portava in sè le mortali ferite d'una vecchia razza esausta.