Ella pareva essere stata concepita in una notte di nevrosi, per un desiderio fiacco e metodico: imperfetta opera di due creature incatenate da vincoli legali e fittizii, Roberta aveva già troppo resistito alle raffiche forti e alle acute brezze micidiali; poichè, prima di lei, i fratelli erano stati travolti, e dopo lei, Emilia sola aveva rievocato il buon tipo originario; e dopo Emilia, i fratelli di nuovo erano tutti scomparsi in piccola età.
Ora, cotesta differenza di nervi, di muscoli, di forze, aveva più volte in Emilia risvegliato l'antipatia latente dei sani per i malati, l'antipatia bruta d'un corpo vivido e fresco per un corpo fradicio e passo.
—«Tu ti leghi a un mostro,—le susurrava lo spirito loico.—I tuoi sforzi non serviranno se non a prolungare un'agonia e a trasmetterti i germi, dai quali per maraviglia di natura ti sei salvata.»
E alla sentenza, che sembrava macabramente scritta con le ossa d'uno scheletro sulla via sperduta dell'avvenire, tosto succedeva la reazione generosa, esagerata; e per punirsene, Emilia avrebbe dato intera l'esistenza propria, e contratto volonterosamente i germi della malattia atroce.
Poichè il sordo antagonismo non giaceva soltanto in fondo alla sua coscienza; ma con disperata tristezza erasi dovuta persuadere che anche nell'anima di Roberta andava cristallizzandosi un rancore quasi animale contro la sanità e la procacità inconscia di lei, contro il suo avvenire, contro la facoltà di goder le gioie, cui ella, Roberta, non avrebbe avvicinato mai…. Certi misteriosi allontanamenti, certi risvegli di violenta simpatia, nei quali la fanciulla soffocava una voce imperiosa e sconsigliata, avevano quella sola spiegazione. Mai come quando le due sorelle si gettavano una nelle braccia dell'altra, mai come allora eran così fresche reduci dall'odio, mai come allora avevan sentito passar sulle reni una cosa viscida e molle, che si chiama ribrezzo.
Anche in quel giorno in cui lo spavento rinasceva con la tenera sollecitudine, l'istinto oscuro aveva arrestato Emilia, uscita appena dalla camera di Roberta:
—«Perchè ti affatichi?—le fischiava all'orecchio.—L'ha detto ella stessa: il suo male ritorna e bisogna ch'ella muoia. Vuoi contrastare il passo a una legge sovrumana?»
Una scampanellata la richiamò interamente; doveva essere il dottor Noli, il medico del paese, che con l'esperienza di chi ha visto innumerevoli casi d'una stessa malattia, aveva fortificato, la sua teorica mediocre.
Emilia andò ella medesima ad aprire; la mano tremava d'impazienza, volgendo due volte la chiave nella toppa,
Sul ripiano stavano la cameriera e un uomo, che Emilia non ravvisò sùbito.