—Il medico non c'era,—disse la domestica.—È andato a Genova; mi hanno indicato il signore; è medico anch'egli e si trova qui per i bagni. Ho pregato lui di accorrere; non voleva, ma l'ho persuaso, perchè il dottor Noli non tornerà fino a domani…. Ho fatto bene? Le pare?…

Mentre parlava la cameriera, Emilia aveva dato il passo all'uomo.

Cesare Lascaris entrò, mormorando un saluto. Emilia gli gettò uno sguardo: era alto, elegante, bruno in viso; dimostrava alcuni anni più dei trenta. La giovane lo conosceva per averlo visto in paese qualche volta.

—È dottore, lei?—gli domandò bruscamente, guardandolo dritto in faccia.—Perchè non sta a Genova? Come può essere qui in ozio, se è dottore?… Si tratta della vita di mia sorella….

Cesare Lascaris consegnò l'ombrello gocciolante alla domestica, e sorrise tranquillo.

—Se si tratta d'un caso grave, sarà forse inutile perder tempo in spiegazioni che darò dopo,—rispose.—Non appena giungerà l'amico mio dottor Noli, gli cederò il posto; ma intanto, se si tratta d'un caso grave…

Si fermò, annoiato di dover ripetersi, della diffidenza che l'accoglieva, della penombra che le imposte chiuse stendevano nel salotto e che gl'impediva di veder bene in volto la sua nemica; ma l'abitudine gli smorzò sùbito la voce un po' vibrante.

—S'accomodi,—offerse Emilia, vergognosa del primo impeto.—Mia sorella ha avuto stamane uno sbocco di sangue….

Allora, innanzi di passar nella camera dell'ammalata, Cesare Lascaris propose una serie di domande imbarazzanti su Roberta, mentre Emilia a testa bassa di fronte a lui rispondeva precisa e chiara, con una mal celata animosità contro l'uomo, il quale aveva diritto a conoscere ogni fatto intimo della vita fisica d'una vergine.

II.