Uno scoglio scabro crivellato dalle trafitte secolari dei marosi, si tuffava nel mare ardendo sotto il sole: era uno scoglio grigio, su cui il piede s'incastrava fra le spaccature; spesso era uno scoglio bruno, quando la spuma crepitante giungeva a superarlo, colando ai fianchi in piccoli torrenti lattei.
Nella cabina drizzata a ridosso delle rocce sovrastanti alla spiaggia, Emilia vestì l'abito pel mare; un abito tutto candido, costellato di fioretti d'oro con le foglioline d'oro; i piccoli piedi ricoverati nei sandali, ella tentò studiosamente lo scoglio che li afferrava come nel pugno d'un innamorato; s'avanzò, cercò il proprio riflesso nell'onda, si buttò a capofitto, sparve, riapparve lontana, tagliando con le braccia nude l'acqua ritmicamente.
L'acqua! Emilia l'aveva sempre temuta e vi si abbandonava con un piacere non privo di fremiti…. L'acqua che poteva essere la morte, l'onda che aveva la forza di dieci leoni scatenati, l'acqua e l'onda l'attiravano, le parlavano, la cullavano perfidamente, ed Emilia non sapeva se un giorno non si sarebbero chiuse sopra la sua testa, eternando la conquista giovanile.
Il corpo di lei, peregrinando nell'abisso tra le gòrgoni, avrebbe seguito le correnti sotto il piano del mare; con gli occhi spalancati avrebbe visto gli scafi delle navi sommerse, i resti dei naviganti deformi e tentacolari per i filamenti delle alghe…. Laggiù avevan tomba molti cadaveri d'uomini e di donne, ancòra paludati dalle vele entro le barche, o avviluppati ancòra tra le erbe viscide…. Ma non godevano quiete e sentivano la vita mostruosa che pullulava intorno a loro.
Pel brivido che quei pensieri le scandevano sulle reni e sugli òmeri, Emilia si spinse allo scoglio, lo risalì, e in un accappatoio bianco dal cappuccio aguzzo stette a guardare la superficie maliarda, un po' gonfia all'orizzonte. Il sole violento bruciava lo scoglio e la spiaggia; la donna, i gomiti sulle ginocchia e la testa fra le mani, tornò a imbrancarsi nel gregge silente delle sue fantasie, delle memorie senza forma, delle sensazioni vibrate a un tratto nel cervello, le quali parevano uscire un attimo da una guaina di cose vissute.
Emilia non era più fanciulla, ma era stata donna per così poco tempo, che i guanciali del suo letto avevan dimenticato l'impronta d'una testa maschile e la luce del suo corpo risplendeva nell'alcova deserta. Era vedova da due anni; ma il desiderio di chiudere la solitudine dell'anima le faceva sembrar quel tempo assai lontano.
Aveva gli occhi grigi; i capelli neri avvolti intorno alla testa e attorti presso le orecchie, davano qualche riflesso d'acciaio.
Ella entrava sola nel talamo e sola riposava. Le era avvenuto forse di svegliarsi nella notte e d'irritarsi per uno di quegli arguti sogni, che non lascian tregua, popolano la mente di fiamme, soffiano sulle carni; le era avvenuto forse di stendere le braccia disperatamente nell'ombra, e di piegarsi ad arco sotto lo spasimo del sogno che sfiora e sfugge…. Ma giungeva l'alba a quietarla, e il torpore invece del sonno…. Si guardava nello specchio al mattino, e vedeva sotto gli occhi puri un livido cerchio.
Anch'ella navigava per un ampio oceano di dubbii; non aveva mai trovato chi la guardasse senza invidia o senza libidine; stupita che tutto ponesse capo all'odio o all'amore, avrebbe voluto un senso nuovo e tranquillo.
I suoi pensieri sfilavano come una torma di volpi azzurre sul disco bianco della luna; si disperdevano, s'interrompevano, riprendevano tutto il giorno fra lo svolgersi isocrono d'una vita femminile incapace a mutar l'avvenire con la sola forza della propria volontà.