Gli veniva incontro Roberta, il volto irradiato da un lampo di gioia riconoscente; bella di fiducia, a testa alta, con la mano tesa, ormai sulla via della schiavitù assoluta, per quanto piccola sicurezza di bene egli avesse potuto offrirle.
—Addio, fantastica!—Cesare disse, stringendo quella mano, la quale già rispondeva alla sua stretta con qualche abbandono femminile.
—Addio, dottore!—ella replicò, mettendo in quell'appellativo un arcano senso di devozione e di fede.
Allora, veramente, l'ululo della epilettica lacerò l'aria, rompendosi in un sèguito di singulti barbari.
Cesare fissò in viso Roberta; ma questa gli sorrideva ancòra, e tutta colma di speranze egoistiche, non aveva udito.
XVI.
—Se lei volesse mandarci il fidanzato di sua sorella….—pregò la vecchia.
Roberta, incamminata per uscir dalla casupola, si volse bruscamente.
—Il fidanzato di mia sorella?—ripetè.—Che cosa dite?
—Sì, quel signore, il medico che viene tutt'i giorni dalle Signorie
Vostre….