— Reuter o Stefani è la stessa cosa, ribattè Eva.
E Pierino, non persuaso ma docile, stringendosi ancora nelle spalle:
— Sarà....
Così al telefono come al restaurant, così nelle tornate parlamentari come nelle discussioni private, chi meno ottiene risposta dalla signorina o dal cameriere, dal ministro o dall'interlocutore, più si ostina a domandare. L'insistenza è una delle più naturali abitudini dello spirito dell'uomo e solo così si spiegano la popolarità e la fortuna che accompagnano il giuoco del lotto e l'estrazione di qualsiasi lotteria. In una testa tedesca questa virtù dell'uomo civilizzato diventa ancora più accentuata e l'insistenza cambia nome, e prende quello di caparbietà. In una testa come quella dell'ex-signorina Kramer questo difetto tedesco diventava ancor più accentuato, e la caparbietà cambiava nome, e prendeva quello di testardaggine. Così, per quanto Pierino eludesse le domande precise, svicolasse nei mezzi termini, battesse la campagna fra il sì ed il no, sua moglie non si dava per vinta. Prima a Napoli, poi a Roma quando furono installati al Grand Hôtel in attesa di cercare un villino nei quartieri eleganti, Eva Kramer, mattina e sera, sera e mattina, assediava suo marito con innumerevoli batterie di punti interrogativi. Perchè l'Italia s'era dichiarata neutrale? Che paese era mai questo che al momento del pericolo abbandonava gli amici e dimenticava la parola data? E che cosa erano dunque questi italiani, cantastorie e menestrelli, che gridavano per le vie di volere Trento e Trieste — a Eva Kramer era capitato un giorno di dover sentire anche questo! — e gridavano di voler l'una e l'altra dopo aver cercato per trenta anni, in un'alleanza, il più comodo alibi per eliminare il pericolo ed eludere il dovere di andarsele a pigliare? A furia di stringersi nelle spalle Pierino s'assottigliava in modo da far pietà. I suoi valzer erano muti al riguardo delle curiosità di sua moglie. Le dava ragione perchè non trovava argomenti per darle torto. Nè i giornali potevano illuminarlo. Non usciva che con sua moglie e in albergo non erano ammessi che i giornali graditi al barone Macchio e al principe di Bulow. In questi Pierino cercava invano: non vi trovava che gli stessi punti interrogativi di sua moglie. Diventava per lui un'ossessione. Avrebbe voluto fermare per via il primo passante e domandargli: «Scusi, perchè l'Italia è rimasta neutrale?», così come si può domandare, se avvenga di aver dimenticato l'orologio a casa: «Scusi, sa dirmi che ora è?». Tentò, un giorno che era rimasto solo nell'hall dell'albergo ad aspettar sua moglie che era salita a mutar vestito. Chiese dei sigari ad un cameriere rasato, pelato, levigato, roseo e tondo come una pallina di bigliardo, che era assai cerimonioso e sembrava molto affabile. Per propiziarselo, non prese il resto delle cinque lire con cui aveva pagato cinque sigari trabucos.... E, mentre il cameriere gli tendeva l'accenditoio, Pierino sospirò, tanto per cominciare: «Ah, questa benedetta guerra....» E il cameriere, spegnendo con lo stesso soffio la fiamma della candela e l'entusiasmo di Pierino: «Ah, oui, monsieur. Parto domani, richiamato alle armi.... Je suis allemand....»
Fu ancora peggio più tardi, quando Giolitti cominciò a parlar di «parecchio» e Salandra di «sacro egoismo», quando i giornali, anche quelli cari alla politica tedesca e più triplicisti della Triplice, tanto da nascere proprio quando la Triplice moriva, cominciarono a parlare di negoziati e di trattative a Londra e a Vienna, di concessioni da una parte e dall'altra. Ad ogni nuova notizia in proposito Eva gli si piantava davanti col giornale in mano, impugnato come se fosse una bandiera austriaca sotto forma di giornale italiano, e cominciava la filippica:
— Ma come? Dopo aver stracciato un trattato scientemente firmato (queste cacofonie provavano che Eva, per quanto figliuola d'un delizioso musicista, non aveva il minimo senso dell'armonia nella prosa italiana) questi italiani avrebbero anche osato d'impugnare le armi, fedifraghi non solo ma briganti addirittura, contro gli amici di ieri impegnati a tener fronte per mare e per terra a mezzo orbe terracqueo? E c'erano dimostrazioni per le vie? Naturalissimo. L'oro francese.... La Massoneria.... Ma contro la corruzione della piazza che diceva la Camera, che faceva il Governo, che pensava il Re? E se tutti fossero stati così sconsigliati da volere la guerra contro gli austro-tedeschi, che sarebbe accaduto? Avrebbe Pierino preso un fucile e sparato contro il major Hampfel, contro i suoi cognati, magari in caso di leva in massa contro suo suocero, per chiudere ai soldati austriaci la via di Milano o, peggio ancora e orribile a dirsi, per aprire ai soldati italiani la via di Vienna?
A questi ultimi punti interrogativi Pierino esultava. Traeva di tasca il suo foglio di congedo assoluto. Non solo era soldato di terza categoria, ma anche nella terza categoria era riformato per deficienza toracica. «Ma ti possono rivedere. Il torace è cresciuto» obbiettava Eva. Ma Pierino era rassicurato e rassicurante: «Non c'è pericolo. Non rivedrebbero i riformati.... Abbiamo tanti uomini, noi.... Non siamo mica la Francia.... Noi facciamo figliuoli...» E si guardava attorno con fierezza, come se avesse lì, sul tappeto, un paio di dozzine di rampolli.... Ma rispondere agli altri punti interrogativi era più difficile. E poichè non sapeva come giustificar quella corrente che si formava nel paese si mise a negare addirittura che la corrente ci fosse. E una sera diceva ad Eva:
— Mia cara Eva, puoi dormire i tuoi sonni tranquilli. Siamo neutrali, è vero, purtroppo è vero, ma non per questo non rimaniamo, se non proprio alleati, certo vostri sinceri amici. Ad allearci di nuovo penseremo poi, dopo la guerra, quando voi avrete vinto, poichè voi non potete che vincere — e l'Italia lo sa. Che vuoi, mia cara? Noi italiani siamo fatti così. Alleati in pace, ma in guerra no. Non potevamo fare altrimenti. Siamo piccini, noi, Giolitti ci ha traditi, i cannoni non li abbiamo, i soldati sono nudi come Dio li ha fatti, le finanze sono esauste e la guerra, la nostra guerricciola di Libia, che voi tanto buoni ci avete permesso di fare, ci ha addirittura sfiancati. Ah, lo dicono tutti! Se fossimo stati forti, se avessimo avuto un esercito, se l'Inghilterra avesse potuto non bombardarci le nostre città marittime, saremmo stati con voi e San Giuliano allora o adesso Sonnino avrebbero già mandato i nostri bei bersaglieri — carini, è vero, con quelle piume?... — a coprirsi di gloria, di gloria prussiana al posto che i vostri Stati Maggiori, bontà loro, avevano già assegnato ai nostri due milioncini di uomini.... Ma non è stato possibile e dobbiamo rimanere così, a guardare.... Non credere a quelli che strepitano per far la guerra. Son gli scamiciati dei giornali democratici cui nessuno dà retta, son gli sbarbatelli delle scuole che cantano l'Inno di Mameli tanto per esercitare i polmoni nell'età dello sviluppo!...
E un'altra sera diceva ad Eva:
— Noi siamo gente seria, cara, che sappiamo fare i nostri calcoli e i nostri affari, che sappiamo che cosa valga la Germania e quanto l'amicizia dell'Austria serva a garentire il nostro avvenire.... Ma tu sul serio ci credi alla storiella di Trieste e di Trento? Si vede proprio che sei austriaca.... In Italia, non ci crede nessuno.... Ma se i trentini e i triestini devono a voi la loro prosperità, il loro benessere presente, passato e futuro.... Con noi — l'ho letto ieri in un giornale che ti ho messo da parte — Trieste non diventerebbe che un'anticamera di Venezia. E ti par mai possibile che chi sta comodamente in salotto preferisca d'andare in anticamera solo perchè il salotto è tapezzato di giallo e di nero, mentre l'anticamera è tapezzata di bianco rosso e verde?... Io dico sì.... Ma un po' di senso comune....