— Lo dico anch'io...., rispondeva Eva riconciliata. Ma con questi esaltati!

— Son pochi, ribatteva Pierino.

— Lo so. E aggiungerò: fortunatamente per voi!

I francesi dicono: qui se rassemble s'assemble. La stessa cosa dicono gli italiani, con veste più plebea: «Chi s'assomiglia, si piglia!» Son verità di sapienza latina, ma controllabili anche su nature tedesche, poichè nell'hall del Grand Hôtel tre o quattro coppie di mogli austriache o tedesche e di mariti italiani s'erano annusate, riconosciute, avvicinate, alleate in una lega offensiva e difensiva. Una sera un amico disse a Pierino, dopo averlo invitato ad attraversar la strada e ad andare a prendere un tè da Latour e dopo essersi sentito rispondere che non poteva assolutamente allontanarsi dall'albergo:

— Ah, già, è vero.... Tu sei della compagnia dei mariti col von...

Capiva poco, Pierino, ma quella la capì. Tentò di essere impertinente e di ribattere, ma non trovò che questo:

— E tu?

— Ah, io sono, fece l'amico, di una compagnia molto più divertente: quella di «Moglie e buoi dei paesi tuoi!».


«Paesi tuoi.... Paesi tuoi...», brontolava Pierino. O perchè se nel matrimonio la moglie prendeva il nome del marito, questo, per rendere l'attenzione, non poteva prendere il paese della moglie? L'essere umano non è legato a vita al proprio nome, quando nasce donna. Perchè dovrebbe essere legato a vita al proprio paese, quando nasce uomo? In fondo, a poco a poco si sentiva diventare viennese sul serio, per virtù anche di quei fenomeni di mimetismo che nella vita coniugale modificano a poco a poco il coniuge più malleabile sullo stampo di quello più resistente. Perdeva lentamente i suoi connotati nazionali e questa perdita progressiva non gli toglieva nè un'oncia d'appetito nè un minuto di sonno. Perdeva a poco a poco il suo nome senza che la sua posta andasse per questo smarrita. Aveva osservato questa seconda perdita a poco alla volta su i biglietti da visita di sua moglie, i quali all'indomani del matrimonio dicevano: «Madame Balla»; due mesi dopo: «Madame Balla-Kramer» e quattro mesi dopo: «Madame Kramer-Balla». Dinanzi alla meraviglia che Pierino, tuttavia senza fiatare, aveva manifestato per quest'ultima redazione, la signora Eva aveva creduto opportuno rendere responsabile la sbadataggine del litografo. Aveva cambiato biglietti; ma l'errore era accaduto lo stesso. Aveva cambiato litografo; peggio che mai. Era un'invincibile idiosincrasia dei litografi, di tutti i litografi romani, i quali se potevano ammettere che Kramer balla non potevano assolutamente riconoscere che balla Kramer. E che fosse veramente la signora Kramer a far ballare il marito come voleva, si persuase Pierino, un giorno, quando il suo sguardo cadde su un biglietto da visita che Eva aveva estratto dal suo portafoglio e passato al marito perchè lo rimettesse allo chauffeur. C'era scritto su non più solo: «Madame Kramer-Balla» ma addirittura: «Monsieur et Madame Kramer-Balla». E si sentì, Pierino, più viennese, più irreparabilmente e docilmente viennese che mai, nel ritrovarsi così molto più Kramer e molto meno Balla di quanto fosse stato fino allora agli effetti, del resto puramente convenzionali, dello Stato Civile.