Così fu anche quella sera, dopo una prima ed unica pausa che aveva avuto l'unico scopo di far posto ad un'omerica risata: risata che avvolgeva Pierino, e dietro Pierino la stanza, e dietro la stanza tutta Roma, e dietro tutta Roma l'Italia intera. «Ah sì, aggiunse poi, volete farci la guerra? Già Bulow ve lo disse per Algesiras: l'Italia fa la politica dei giri di valzer... E adesso siete al valzer dei valzer, non a quello dell'operetta di mio padre, che è molto grazioso, ma a quello della vostra guerra, che è tanto pericoloso quanto è stupido... Volete fare la guerra, ballare, ballare il valzer con l'Intesa?... Accomodatevi, cari. Ma ve lo ha detto ancora Bulow, che se ne intende: Divisi e senza testa, è il valzer della morte... Non so dove e quando l'abbia detto, ma è grande, è grande, è immenso! E ve l'hanno scritto anche, oggi, su tutte le cantonate, a carbone, a lettere cubitali: Divisi e senza testa, è il valzer della morte. E sotto c'è il nome e cognome di Bulow... Non credevo ai miei occhi... Che cosa grande, che cosa grande!... E che uomo, quel Bulow... Metternich e lui, non ha avuto altri diplomatici, la Storia!...»

Ma era tardi e conveniva vestirsi. In due colpi, continuando a ridere, canterellando quelle parole attribuite a Bulow su un'arietta famosa di papà Kramer, Eva fu pronta. Si vide allora davanti, sempre impalato in mezzo alla stanza, quel suo povero Pierino che non sapeva che dire. Ne ebbe pietà. E poichè in fondo gli voleva bene, e poichè in fondo Pierino era un buon figliuolo, e poichè in fondo e a modo suo Eva era piena di cuore, gli mise le braccia al collo e argomentando con eccezionale speditezza gli disse:

— Ma io ho torto di parlarti così, ho proprio torto di prendermela con te se l'Italia ci fa la guerra... Tu che c'entri, povero amor mio?... Tu sei, per fortuna, così poco italiano... E tu, tanto, dell'Italia te ne infischi...

E, presolo per un braccio, lo trascinò fuori, per il corridoio, nell'ascensore, verso la sala da pranzo. E per la prima volta, poichè sua moglie gli aveva categoricamente affermato che dell'Italia lui se ne infischiava, gli parve che no, no, non se ne infischiava completamente, che anzi quella sera, in fondo in fondo a sè stesso... Ma nell'ascensore sua moglie, in piedi dietro il piccolo liftier impalato contro gli sportelli, accennava un passo di valzer, il valzer di papà, e canterellava fra i denti con un sorriso prettamente austriaco:

Divisi e senza testa

è il valzer della morte....

E poichè il lift toccava il suolo e Pierino era lì, nel suo cantuccio, piccolo e mortificato, Eva gli diede un ultimo buffetto sul naso e gli mormorò sul viso, due volte:

Ich liebe! Ich liebe!

V. IL VALZER DEI «FRATELLI D'ITALIA»

Qualcuno ha detto che lo spensierato sovrano e i piacevoli ministri, le amabili biches e i galanti fétards del Secondo Impero ballarono senz'avvedersene tutt'i valzer delle operette di Offembach su un vulcano prossimo all'eruzione: l'eruzione della débacle e della Comune. Così gli allegri ménages italo-austriaci e italo-germanici ballarono tutt'i valzer delle operette di Lehar e di Leo Fall sul vulcano d'una settimana di guerra civile che preludeva in Italia, come una prova generale a porte chiuse, all'altra guerra che una settimana dopo doveva cominciare ai confini. Era colpa, in fondo, di Pierino Balla e di quel suo irresistibile bisogno di aprire e di pestare un pianoforte non appena un pianoforte e lui avevano la disavventura di incontrarsi. Nel salotto dell'appartamento che monsieur et madame Kramer-Balla occupavano al Grand Hôtel e in cui i cinque o sei ménages si riunivano tutt'i pomeriggi, un pianoforte c'era. Naturalmente Pierino l'aveva aperto e vi aveva suonato tutt'il suo repertorio. E poichè è impossibile alle amabili dame che hanno nelle vene sangue viennese udire un valzer senza ballarlo, le belle signore avevano ballato. Come accade per le ciliege un valzer tira l'altro e un valzer oggi, due domani, avevan finito per ballare tutto il giorno da quando era appena finita la colazione a quando giungeva l'ora di andarsi a vestire per il pranzo. Inchiodato al pianoforte, Pierino suonava e suonava sentendosi formicolare le gambe poichè, nato ballerino come si nasce poeti, aveva una gran voglia di ballare anche lui, si dondolava sul seggiolino e, se non con le gambe e coi piedi, seguiva il ritmo, ballava come poteva con le braccia, coi fianchi, con la testa che andava in qua e in là come il pendolo d'un orologio, con gli occhi stralunati che giravano in modo tale che se qualcuno avesse guardato Pierino ne avrebbe avuto il mal di mare. Ma gli Dei sono clementi con i bravi figliuoli che non chiedono loro che di ballare in un tempo in cui gli uomini sono avvezzi a domandare ben altro agli Dei: dallo specifico celeste e miracoloso per un mal di denti al pagamento d'una cambiale giunta a scadenza. Così la benignità degli Dei fece capitare tra le mani di Pierino una vecchia signora americana, neutrale non solo politicamente, ma anche neutra, poichè nel seno adiposo e nel labbro baffuto aveva una contraddizione così stridente per la quale era assai difficile stabilire immediatamente, a prima vista, il suo sesso. La signora americana amava anche lei il ballo ed i valzer e poichè non poteva ballarli amava almeno di suonarli. Così prese al pianoforte il posto di Pierino, e l'America, fedele al programma svolto durante la guerra, fornì anche la musica ai belligeranti.