— Te l'avevo detto? mormorò solamente Pierino con un filo di voce, quel filo di voce che gli rimaneva.

Ora, di fronte a lui, Eva era già risoluta:

— Qui non c'è, caro, che una sola cosa da fare, disse. Ci tieni molto tu ad essere italiano?

Nella paura d'offenderla Pierino non seppe che cosa rispondere. Eva prese quel silenzio per un silenzio negativo e aggiunse:

— E allora c'è una cosa molto semplice da fare: cambia nazionalità.

Questa volta Pierino si mosse. Trovò almeno la forza di mettersi a sedere e di spalancare tanto d'occhi.

— Non ti dico di farti austriaco: sarebbe pretender troppo. E poi, c'è la guerra anche lì... E che guerra abbiamo noi!... Altro che la vostra... Ma...

Sospeso, con gli occhi intenti, Pierino aspettava.

— Ma, riprendeva Eva, c'è la Svizzera... Bel paese, tranquillo, neutrale, senza pericoli... Tu ti fai svizzero e ti riformi definitivamente da te...

Pierino ascoltava allibito. Ma Eva gli mise al collo le belle braccia nude e gli cadde a sedere su le ginocchia, gota contro gota, fiato contro fiato, poi bocca contro bocca: