Il giorno in cui lesse per la prima volta una notizia in proposito nei giornali italiani era con sua moglie che lavorava a misurar metri di flanella destinati a decine e decine di gilè per i bravi soldati del fronte austriaco nel Trentino, «dove c'è sempre la neve e dove, poveretti, dovevano aver tanto freddo». Appena letta la notizia Pierino si levò giacca e gilè di fronte ad Eva che lo guardava sbalordita. Le tolse anche di mano il metro, un metro di fettuccia, che Pierino si passò attorno al torace per misurar di questo lo sviluppo attuale. A veder se il torace fosse cresciuto non aveva, a dire il vero, pensato mai. Ma, adesso, era il caso di preoccuparsene seriamente. Stringeva, stringeva, Pierino, stringeva quel povero metro a fettuccia perchè potesse segnare quanti meno centimetri era possibile. Ma, desolato, senza fiato, guardava e riguardava: erano, implacabilmente, ottantasette. A calcolare il volume della camicia e della maglia si potevano a rigore togliere cinque, sei o sette centimetri. Ma anche togliendo ne rimanevano sempre ottanta: proprio quel che occorreva per essere soldato. Poichè infatti quel benedetto diavolo, quel benedett'uomo, cioè, del ministro della Guerra, per mettere insieme quanti più soldati era possibile, aveva ribassato da ottanta a settantanove i centimetri di petto richiesti per il fantaccino. E lì, lì rimaneva Pierino, guardandosi e riguardandosi quell'ottantasette sul quale l'unghia del suo pollice s'era fermata. «Sono ottanta, sai, disse alla moglie quando potè riprender fiato, sono ottanta, capisci?» Eva non sapeva e non capiva gran che. E poichè Pierino s'affannava a ripetere che erano ottanta, che erano almeno ottanta Eva lo guardava esterrefatta interrogando: «Ottanta?» E Pierino, con un fil di voce: «Ottanta: proprio così. Erano settantasei prima, quando ti ho sposata. Ora ne occorrono settantanove ed io ne ho uno di più».

Eva in fondo era fiera che suo marito le dovesse quei tre centimetri di maggiore sviluppo toracico, ma, Pierino non la pensava così e, pur di risparmiarsi quei tre centimetri di torace in più avrebbe rinunziato anche volentieri a tre chilometri di quella felicità coniugale che Eva aveva saputo dargli. «Ma tu sei riformato!...» diceva Eva per rassicurarlo. E Pierino rispondeva: «Sì, ma pare che rivisitino anche i riformati...» Eva lo rassicurava... Non c'era questo pericolo: l'Italia non era la Francia, l'Italia aveva molti uomini, l'Italia era largamente prolifica. L'Austria aveva, è vero, dovuto ricorrere ai riformati, ma l'Austria, santo Dio, combatteva una guerra enorme, contro tre nemici, su tre fronti. In Italia, invece, la cosa era molto diversa: un fronte solo e non un nemico, ma neppure una metà di nemico, addirittura un terzo di nemico... Poichè Eva, anche rassicurando Pierino, non perdeva l'occasione di dir qualche cosa di molto amabile per l'Italia, per dimostrarle una volta di più che le alleanze, le quali tanto più sono doppie quanto più sono triplici, servono a tener desti da una parte e dall'altra delle frontiere i più cordiali sentimenti di simpatia. Ma poi, vedendosi Pierino mortificato davanti, invece di continuare a dir cose amabili all'Italia, ricominciava a dirne a lui... «E sta allegro, gli diceva, non c'è pericolo...». Poi un'idea, evidentemente molto buffa, le attraversava il cervello: «Tu alla guerra! esclamava. Oh, che ridere!» E giù a ridere, infatti, per un quarto d'ora.


Se è vero che non s'ama la patria che da lontano, Pierino doveva cominciare a persuadersi che, andandosene al Capo Nord, avrebbe finito per amar l'Italia di sviscerato amore. Gli era bastato di varcare appena la frontiera e di rifugiarsi in quella cittadina svizzera per sentire che la mattina appena desto, la lettura dei giornali italiani gli era indispensabile. E non leggeva la cronaca dei teatri — dove, del resto, non si rappresentavano più operette austriache poichè queste erano state sostituite, non già da operette italiane, ma, con cortesia pei nuovi alleati, da operette tutte francesi — non leggeva la cronaca dei teatri, ma il comunicato di Cadorna. Ogni giorno quei comunicati annunziavano che la prima avanzata si svolgeva felicissimamente e che le bandiere austriache su le cittadine di confine cadevano una dopo l'altra al soffio d'un po' d'aria smossa dai pennacchi dei bersaglieri. Quando leggeva nelle grosse lettere dei titoli su sei colonne che la bandiera italiana sventolava un po' più in là del confine, che gli alpini scalavano vittoriosamente montagne inaccessibili, che i bersaglieri sfondavano i reticolati come fossero di carta velina, che dovunque la bella ondata grigioverde passava, prorompeva, incalzava, travolgeva, Pierino si sentiva un po' di batticuore. Poi, quando dal gabinetto da bagno entrava sua moglie, Pierino atteggiava a compunzione il volto troppo sorridente. Se questa gli domandava che notizie ci fossero su i giornali Pierino le rispondeva che c'era poco di nuovo: qualche paesello di frontiera occupato, qualche sfondamento di truppe di copertura, incertezze del primo momento, episodii fortunati certo, ma episodii solamente. Si vestiva in fretta e scendeva a prendere il caffè e latte nella sala del restaurant. Gli ritornavano allora gli spiriti e, con questi, anche lo spirito patriottico. Lo serviva infatti un cameriere francese che, a sua volta, gli chiedeva notizie. Di fronte all'alleato il volto di Pierino ritrovava il sorriso, i successi ridiventavano successi, le bandiere italiane risventolavano. E quando il cameriere francese esclamava compiaciuto: «Ils vont bien, les Italiens!...» Pierino, raddrizzandosi, impettito e fiero come se fosse il Generalissimo, rispondeva:

— Sì, andiamo benissimo!...

Lui non andava in nessun posto, ma gli altri andavano per lui e, in fondo, era la stessa cosa... E se il cameriere francese, brandendo minacciosamente la caffettiera contro la Germania intera, aggiungeva con supremo disgusto: «Ah, ces Boches!» Pierino si guardava attorno per vedere se Eva non veniva ancora a raggiungerlo e, approfittando del libero lucido intervallo, brandendo anche lui in atto di sfida il coltellino con cui spalmava il burro su le fette di pane abbrustolito, si sentiva per un momento più alleato che impero centrale e ripeteva a sua volta:

Ces sales Boches!

Ma un bel giorno Eva apparve costernata. Costernata dapprima, poi sùbito risoluta. Era apparsa davanti a Pierino che, sdraiato su un divano, serviva l'Italia in pace e in letizia leggendo una lettera di Barzini dal fronte, era apparsa davanti a lui con un giornale italiano stretto nervosamente in una mano. E aveva vibrato il colpo, senza pietà:

— Si chiaman sul serio i riformati anche da voi... Già ne rivedon tre classi...

Pierino non si mosse. Le anime timide hanno, di fronte al pericolo inevitabile, di queste fermezze, poichè quando le gambe si piegano chi stava seduto o sdraiato non riesce a mettersi in piedi e rimane quindi come stava: molti stoicismi non sono fatti che di questa impossibilità di non essere stoici.