— Ero cieco: ora ci vedo, disse Pierino, semplicemente.
L'ufficiale gli strinse la mano. Poi s'accovacciò per terra e invitò anche lui ad accovacciarsi:
— Bada. Ci vuol prudenza. Anche quando non ci si batte corron nell'aria pallottole perdute che non si sa donde vengano, non si sa dove vadano e ti còlgono inutilmente. Coraggio, ricòrdatelo, non vuol dire imprudenza. Sacrificarsi, sì, ma quando sacrificarsi è necessario. Sono qui dal principio della guerra. Quanti ne ho visti morire! Ma quelli che veramente ho pianti sono quelli che il caso, assurdamente, ha uccisi, quelli che sono morti senza fare un passo, senza saperlo, senza aspettarselo, quelli che un po' di prudenza avrebbe risparmiati. Darla la vita, sì, ma a caro prezzo. Se no, i conti non tornano. E i conti devono tornare.
Ancora gli prese la mano e gliela strinse più forte dell'altra volta:
— Oggi ci sono. Stasera forse non ci sarò più. Sono mesi, oramai, che viviamo ora per ora, minuto per minuto. Ma mi ha fatto piacere di rivederti, di avere il tempo di rivederti qui, con noi. Era impossibile che tu non fossi venuto. Il sonno della coscienza non è morte, è sonno da cui si ritorna. E ci si sveglia con un'anima nuova. Imboscato, marito di un'austriaca, ti credo adesso capace di fare prodigi.
— Sono un soldato come tutti gli altri, mormorò umilmente Pierino.
L'ufficiale aggiunse:
— La lotta, è dura, lenta, terribile. Ma vinceremo. Ne sono sicuro. Ne siamo tutti sicuri. Tanto sangue non può essere versato invano. Tanto dolore non può essere inutile.
La voce del comandante della compagnia chiamò l'ufficiale dall'angolo opposto della trincea. Questi si levò e si levò Pierino.
— Arrivederci, Pierino, disse l'ufficiale allontanandosi e salutandolo con la mano.