I bimbi si erano già levati da tavola e, dopo una debole risata di Loredano, un silenzio imbarazzante si era fatto intorno alla mensa. Al centro di questa, in un gran parterre d'argento cesellato, era una quantità enorme di violette di Parma, la cui seta oscura era interrotta dal velluto di qualche rosa gialla. Farnese aveva ripreso a parlare con molta gaiezza, lieto per quell'ambiente intimo e raccolto; e si compiaceva per le argenterie e le biancherie che splendevano e biancheggiavano ancòra più sotto la bruna ombra di quel tappeto di violette e di rose. Beatrice prendeva dal vaso alcune di quelle violette e le sfogliava lentamente, fogliolina a fogliolina, mentre il marito aveva ripreso a sviluppare le sue idee sul teatro.

— Una commedia, egli diceva, è, come affermava Balzac, l'opera più facile e la più difficile per lo spirito umano: è un giocattolo di Norimberga od una statua immortale, è un pulcinella o una Venere... Dimmi piuttosto che è necessario pel teatro un ingegno speciale, se non un grande ingegno. Prova ne sia lo stesso Balzac, il quale chiamando melodrammi miserabili le creazioni di Hugo, non è mai riuscito a finire quella sua commedia in cinque atti, Joseph Proudhomme, tante volte e così minutamente annunziata alla sua contessa Hanska! E non si può negare che nei suoi romanzi Balzac mostrasse pel teatro tutte le attitudini desiderabili!

Mentre continuava in questi discorsi, osservando la moglie, come un altro si sarebbe detto: «Non sospetta, e del resto non ve ne sarebbe alcuna ragione» egli si diceva: «Bisogna farle smarrire le tracce per qualunque evenienza». Sotto le sue apparenze noncuranti e non ostante le sue continue fanfaronate, lo scrittore aveva la qualità principale della prudenza: la riflessione. A traverso le futilità di alcuni suoi discorsi, per esempio, si poteva scorgere la trama di un suo disegno dei più serii. In ogni occasione della sua vita egli si era conservata aperta una via d'uscita, aveva tutelata una possibile ritirata decorosa. Giammai egli si era trovato in condizioni diverse da quelle che aveva preparato egli stesso. Tutte quelle parole ch'egli pronunziava, sempre con una gaiezza spensierata o fanfaronesca, erano prima state lungamente pesate, valutate, discusse. In somma, nella vita, per non essere sorpreso inopportunamente, egli recitava una parte che egli stesso si era scritta e che aveva a lungo meditata e studiata. Così che, al momento in cui il domestico mesceva la spuma candida dell'extra-dry nelle esili coppe di cristallo e quelle coppe erano levate per augurare fortuna alla nuova commedia sua, egli diceva con la più semplice ed indifferente aria di questo mondo:

— A proposito di Claudina Rosiers posso dirvi sotto ogni riserva, però, che si mormora tra le quinte di un progetto di matrimonio fra Claudina e Lorenzo Gray. Quello che so di certo è che l'attrice è molto tenera per il suo patito. Anche oggi, dopo la prova, sono usciti insieme dal teatro, Gray l'ha accompagnata a casa e mi dicono le sue amiche che di solito egli sale e vi resta. D'altra parte, non sarebbe un cattivo affare per la Rosiers: Gray è un buon attore, ben pagato, di sicuro avvenire, è un bel giovine, un bravo figliuolo e niente affatto geloso! — Poi, come gli venne da ridere, pensando a quella sua ultima affermazione a proposito di quell'Otello in cravatta bianca che era Gray, cercò di spiegare la sua improvvisa ilarità, dicendo: — Tutto andrebbe bene. Mi dispiacerebbe solo per Leonardo che non potrebbe più amalgamarsi.....


Il risultato di quel contegno non si fece attendere. Al levarsi di tavola, Beatrice prese il braccio di lui e lo strinse al seno con un gesto pieno di confidenza e di affettuosità. E nella conversazione che seguì nel salotto, dopo che i bambini furono condotti via dalla Miss, trovò modo di essere così gentile, così amabile, così affascinante che in un momento ch'egli era uscito, Loredano disse alla sorella:

— Egli ti ama sempre molto. Puoi essere felice!

— Oh sì, rispose Beatrice, non potrebbe essere più buono e più mio.

— E tu avevi dei sospetti su quella Claudina Rosiers? dimandava il fratello.

— Già, scioccamente, rispose Beatrice. Ma ora sono tutti dissipati e la scioccherella fa ammenda.