La povera donna non avrebbe mai sospettato che suo marito fosse uscito dal salotto, appunto alla ricerca di un pretesto plausibile per andar fuori e recarsi da Claudina. A poco a poco, nella serata, il fascino dell'attrice lo aveva ripreso e gli era sembrato stupido interdirsi per quella sera il piacere spirituale che gli procurava la vicinanza dell'attrice. Uscito dal salotto, si era recato nel suo gabinetto da lavoro ed aveva cercato nel cassetto della sua corrispondenza le lettere, i bigliettini ed i brevi telegrammi di Claudina. Aveva scelto un bigliettino dell'attrice, ricevuto molte sere innanzi, ma senza data, bigliettino in cui l'attrice lo pregava di passare prima della mezzanotte dal teatro, per un affare urgente riguardo alla messa in scena della sua nuova commedia. Farnese prese quel biglietto e mandò il domestico in cerca della sua corrispondenza serale. Quando l'ebbe, vi mise in mezzo la lettera di Claudina e rientrò nel salotto. Mentre Loredano parlava a Beatrice del suo ultimo viaggio nelle Fiandre, Farnese si era seduto in un angolo del salotto per aprire e scorrere quella ventina di lettere e di giornali. Giunto alla lettera di Claudina, aveva fatto con un suo coltellino d'oro il gesto di tagliare l'orlo della busta e, scorse appena poche righe, con un gesto d'impazienza aveva detto:

— Nè pure stasera posso restare tranquillo. Ecco qua la Rosiers che mi manda a chiamare per un affare urgente.

Ed aveva tesa la lettera. Quelle parole erano state pronunziate con tale sincero accento di ira e di fastidio, che Beatrice aveva mormorato un «Povero Giuliano!» che, avendo fatto sorridere finemente Loredano, aveva procurato a Farnese una puntura di rimorso per la commedia indegna da lui recitata. Tuttavia seguitò a recitarla; e appunto Beatrice dovette pregarlo di recarsi al teatro, poichè l'affare poteva essere veramente urgente e la sua presenza necessaria. Egli osservava intanto, con compiacenza, che il suo strattagemma non aveva destato alcun sospetto in sua moglie; volle però ribadire quella sua fiducia con un ultimo colpo di azzardo, dicendo a suo cognato:

— Loredano, vieni anche tu! Ti presenterò a Claudina e vedremo se vi si potrà davvero amalgamare.

Egli aveva trascorso un minuto di ansia, prima che Loredano avesse rifiutato l'invito, pretestando il lungo viaggio fatto e la notte vegliata. Ma, mentre Farnese infilava la pelliccia e stava per prendere congedo, Beatrice insistette presso il fratello perchè si recasse anche lui al Teatro Nazionale. Farnese capì che Beatrice desiderava segretamente che Leonardo l'accompagnasse per essere più calma e sicura, e quella sua prudente riflessione lo indusse ad insistere scherzosamente con Leonardo, a fine di mostrare come la sua visita all'attrice non avesse un secondo fine da nascondere:

— Vieni, egli insistette, t'assicuro che l'amalgama è invitante. Il metallo è delizioso!

— Ma il mercurio, rispose Loredano accennando sè stesso, è così gelato stasera, che l'amalgama sarebbe chimicamente impossibile.

Scampato dal pericolo Farnese, si guardò bene dall'insistere ancora, e, salutando i due, ebbe una sorpresa quasi dolorosa nel leggere sul pallido volto di sua moglie tanta amorosa confidenza.

IV.

«Il mio cuore» — si diceva poco più tardi Farnese mentre la carrozza chiusa correva lungo la splendente via Nazionale verso il civettuolo teatro — «è come una di quelle famose scatolette cinesi che ne contengono successivamente altre cinque o sei, sempre più piccole, l'una incastrata nell'altra. Il mio amore per Beatrice, che tuttavia è indiscutibile, mi permette, per esempio, di recitare commedie come quella che ho recitato poc'anzi per potere andare da Claudina Rosiers. Nella scatoletta successiva vi è il rimorso per l'inganno ed il desiderio di restar con Beatrice; ma in quella incastratavi dentro trovo invece il desiderio di riveder Claudina. Così sono sicuro di trovarne dentro a questa, ritornando dal teatro, un'altra che conterrà una coerentissima noia ed il pentimento per l'inutilità di ciò che ho fatto stasera... e nuove lotte fra il rimorso e il desiderio, fra la ragione e l'impulso. Ah, che cosa ridicola!» Ma tutta questa saggia analisi non gli impediva di avere il cuore preso da una gioia quasi infantile e che si rivelava in gesti allegri e numerosi, quanto più la carrozza s'avvicinava alla bianca facciata dell'elegante teatro. «Io invento le favole per giustificare a mia moglie la mia condotta» — egli aggiungeva, in un altro momento di rimorso — «e poi, quando vedo ch'ella mi presta fede e soffoca in mio onore ogni minimo sospetto, faccio il viso di un Trissottino che ascolti lodare Vadio. Ancòra un'altro trionfo della coerenza!» Osservazione che non gli impediva, appena disceso innanzi al grande scalone di marmo del teatro, di domandare ad un impiegato, e con una mal dissimulata ansietà nella voce, se Claudina Rosiers era in scena. Avuta una risposta affermativa, egli salì un po' contrariato le scale, guardò la sala dal cristallo ovale della porta della platea: vide Claudina in scena, vide i suoi gesti ma non ne udì le parole, e l'automaticità di quei gesti senza parole lo fece sorridere mentre, percorrendo il corridoio del primo ordine di palchi, arrivava al palco di proscenio che è quasi su la ribalta e bussava su la piccola porta col pomo di cristallo del suo bastone per farsi aprire dal palchettaio. Appena entrato, guardò la sala, rispose a cinque o sei saluti direttigli dai palchi o dalle poltrone, ma si rivolse subito alla scena, poichè La visita di nozze era giunta al punto in cui, Cygneroi uscito, la povera donna prorompe, accompagnando il gesto del fazzoletto, in quel «Pouah!» più eloquente di cento parole, quel grido che viene dall'anima e dalla coscienza in rivolta, quel grido che riassume, a quel punto ed in quel senso, tutto il disprezzo di una grande miseria umana. Una salva di applausi aveva tenuto dietro a quel «Pouah!» detto da Claudina Rosiers con violenza ed efficacia meravigliose. Mentre la commedia volgeva rapidamente verso la malinconica fine, Farnese seguitava ad osservare la sala dal fondo del palco, dove s'era rifugiato per non essere visto dall'attrice e darle d'improvviso in palcoscenico il piacere della sua visita inattesa. E non appena il sipario cominciò a cadere fra gli applausi, lo scrittore uscì dal palco, dirigendosi verso la porta delle scene: ma per arrivare a quella porta, cui egli si avviava in fretta a fine di giungere da Claudina prima che gli importuni l'avessero avvicinata, lo scrittore dovette traversare il grande foyer del primo piano risplendente di marmi, di specchi e di luce elettrica. Aveva appena schivato un gruppo di giornalisti, quando una mano si posò su la sua spalla e una voce lo chiamò per nome: