— Lo sentivo dentro di me!

— Dunque tu insisti? Tu mi vuoi! incalzò Claudina pallidissima.

— Io ti amo, mormorò l'amante.

Come egli accennava a parlare ancòra, con un gesto la donna gli impose silenzio. Tacque un momento, poi disse:

— E mentre tu desideri me ed i miei baci, tu non senti altro dunque? Nel tuo cuore non palpita un altro sentimento per alcuno?

Farnese afferrò l'allusione. Non potè trattenere una lacrima che gli imperlò il ciglio, lacrima più eloquente di un pianto disperato, lacrima di cui egli ebbe la debolezza di vergognarsi e che asciugò in fretta con la palma di una mano, perchè Claudina non la scorgesse.

— Ah no, no, disse ella allora, non asciugare, perchè io non la veda, quella tua lacrima che è la cosa più bella e più buona che tu abbia detto stasera... Vedi, io l'attendevo questa lacrima... Io non ero venuta a prenderti al circolo perchè volevo che tu pensassi a chi ti attendeva, a chi ti attende, a chi ti ama... Tu sei venuto da me... Ma questa lacrima mi dice che tu pensi anche ad un'altra donna, ad un'altra casa, ad un altro amore... Lasciami, lasciami...

Ella aveva accompagnato le ultime parole con un gesto quasi supplichevole. Pure egli continuò, sconsolatamente, ad invocare i suoi baci:

— Tu non mi ami, ecco, susurrava, tu non mi ami...

La passione, trattenuta fino ad allora, proruppe nel calore delle parole e dell'accento. L'amante, sempre a piè del letto, con i gomiti poggiati alla spalliera ed il capo fra le palme, aveva rialzato gli occhi verso di lei, ascoltava estatico quel torrente passionale accavallarsi ed echeggiare.