Pochi minuti dopo gli amanti erano seduti al caffè Florian, sotto le Procuratie, in una di quelle piccole ed eleganti salette tutte piene di specchi e di figure allegoriche: essi vi cenavano senza appetito e senza allegria. Lo scrittore aveva ordinato dello champagne e ne beveva numerose coppe per stordirsi, per inebriarsi artificialmente e liberarsi dall'incubo orribile che poco prima sul mare gli aveva ghiacciato il sangue nelle vene. Claudina lo lasciava fare e sorrideva, ignara, di nulla sospettosa. Nei suoi occhi brillava il sogno della prossima notte d'amore. Non ostante quella gaiezza forzata e artificiale, il dissidio s'era aperto del tutto, pieno di minaccie. Verso la notte d'amore che si preparava, ella guardava con impazienza palpitante e con fremiti di delizia, mentre l'amante vi si preparava come ad un supplizio inumano.
VI.
Il movimento mattutino su la Riva degli Schiavoni li svegliò per tempo. Poichè la sera innanzi avevano dimenticato di chiudere le imposte, un gaio sole primaverile si rifletteva negli specchi, metteva bagliori argentei su la toeletta dove i ninnoli personali di Claudina erano confusamente gettati, faceva scintillare i capelli d'oro della giovane donna sul candore degli origlieri. Quel bel sole pieno li ingannò su l'ora, così che Farnese si levò per il primo e passò nel salottino contiguo e poi nella sua stanza, a fine di lasciare in libertà Claudina nelle molteplici delicate cure della sua persona. Ei si vestì in fretta, con l'anima piena di un rigoglio di primavera. Le tristi visioni e le funebri imagini della sera prima erano omai lontane. Il mondo gli appariva roseo e giocondo, poichè tutti i cupi pensieri erano lunge da lui. Tornò nel salottino contiguo che gli avrebbe servito da gabinetto da lavoro; alla finestra guardò la gente passare gaiamente per la Riva degli Schiavoni, mentre su la laguna e nel Canale le gondole guizzavano, prive del lugubre e misterioso felze, avendo anch'esse un'apparenza gioconda per i freschi e chiari colori degli abiti e dei cappelli e per le giacchette primaverili degli uomini che le occupavano. Poichè Claudina tardava, ei si ritrasse dalla finestra, prese su la tavola un romanzo che Claudina doveva avere in lettura, come l'indicava un esile segnapagine d'argento cesellato, semplice ma bellissimo ricordo di uno dei suoi molti trionfi d'attrice. Giuliano lesse qualche pagina del romanzo. Dalla stanza di Claudina gli giungeva il rumore di porcellane smosse ed urtate, uno sciacquìo di acque, il sottile profumo di odorose acque di lavanda. Socchiuso il libro, egli pensò il bel corpo di Claudina fremente e la delicata pelle increspata leggermente sotto il brivido di quelle acque fredde e profumate. Un desiderio di voluttà gl'inebriò il sangue, al momento in cui Claudina entrava nel salotto, avvolta in un accappatoio di flanella crême, coi bei capelli d'oro ancòra umidi e scintillanti, tutta fresca e vibrante ancóra; e questo desiderio di voluttà si raddoppiò e vinse, quando la giovane donna si precipitò con un atto irresistibilmente appassionato su lui e con le labbra convulse e palpitanti cercò i suoi baci.
Pochi minuti dopo Giuliano era seduto al tavolo da lavoro, avendo innanzi a sè un mucchio di fogli ancóra candidi. Claudina era seduta presso di lui, intenta. Ella lo guardava lavorare, guardava la penna correre sul candore della carta, violarlo coi segni irregolari della calligrafia da improvvisatore di Giuliano; vedeva lo scrittore interrompere ogni tanto la sua fatica, fermarsi a guardare il cielo azzurro nel rettangolo della finestra, con gli occhi attoniti, la penna abbandonata nella mano destra, mentre la sinistra sorreggeva la faccia dove un'espressione di inquietudine e di scontento si manifestava, a poco a poco, sempre più intensa. Più volte vide lo scrittore afferrare i foglietti scritti, lacerarli, gettarli a terra con un gesto d'ira. Egli ricominciava il lavoro con ardore per poi distruggerlo egualmente. Infine gli parve più calmo ed il suo lavoro fu per circa due ore tranquillo e quasi sorridente.
Egli si levò, passò a Claudina le pagine scritte. Ella le lesse sorridendo due volte, mentre l'amante poggiato al davanzale della finestra fumava, inseguendo e rompendo con la mano le azzurrognole e dense nuvolette di fumo. L'attrice parve soddisfatta di quella lettura.
— Vogliamo provare? dimandò allo scrittore, avvicinandoglisi.
Era abitudine per Giuliano di provare ogni scena che scriveva della nuova commedia, per veder sùbito se essa era nei mezzi di Claudina, se fosse sotto o sopra il suo valore, se vi fosse da aggiungere o da togliere, comunque da modificare. Quella scritta poco prima era l'originale scena con cui il primo atto si chiudeva. Lo scrittore e l'attrice si sedettero accanto sul divano, tennero il manoscritto in modo che potessero leggerlo insieme, poichè in quelle prove lo scrittore faceva la parte e diceva le battute degli attori mancanti. Claudina teneva in mano il manoscritto quasi con devozione e quando Giuliano le disse:
— Comincia; riprendi dalla scena precedente — ella si rovesciò tra le braccia dell'amante e susurrò con gli occhi socchiusi e le labbra palpitanti:
— Come mi sento felice in questi momenti! Noi lavoriamo insieme a questa bell'opera che già abbiamo nel sangue e nei nervi, questa bell'opera che dovrà portarci la gloria comune, l'alloro fraterno. Tu sei il mio maestro ed io sono la tua alunna. Tu sei grande e ispirato ed io son docile e diligente. Non godi anche tu di queste ore in cui i nostri spiriti divengono migliori?