Pronunziando queste parole egli si era alzato ed aveva guardato la commediante. Un'ombra di corruccio era passata sul volto di lei, che lo scrittore scorgeva in piena luce nel quadrato luminoso della lampada. L'attrice non aveva pronunziato una parola e si era messa ad osservare attentamente le sue dita sottili. Egli riepilogava ciò che le aveva detto lungo la via ed al caffè dove si erano fermati. Ricordava di averle stretto la mano salendo le scale e che la donna aveva lasciato fare; anzi gli era piuttosto sembrato ch'ella avesse risposto con una lieve pressione. Naturalmente, tutto ciò esigeva una spiegazione e non una partenza così repentina ed egli sacrificò il desiderio del piccolo Luca, decidendo di rimanere.

— Il vostro bambino vi attenderà invano, disse allora Claudina mentre lo scrittore ritornava a sedersi presso di lei. Non vorrei essere causa di un dispiacere al piccolo Luca e — sottolineò sorridendo — anche al suo papà. — Poi, subitamente, con uno scoppio di risa aggiunse: — Resterò con tutte le mie tristezze, sola sola con loro che non mi divertono affatto. E aspetterò l'ora del teatro. — Poi dimandò, deliziosa di noncuranza: — Vi vedrò stasera?

Il romanziere guardava l'attrice con un'attenzione immobile, voleva intenderne il pensiero sincero, scoprirne l'intimo disegno. Ma ella restava impenetrabile, continuava a contemplarsi le dita con un sorriso ambiguo.

— Non passerò dal teatro, stasera, rispondeva egli, intento a spiare l'impressione destata dalle parole che stava per pronunziare. Mia moglie si lamenta della sua solitudine. Le debbo bene una sera di focolare domestico. Avrò la rappresentazione dei miei bambini e delle loro marionette.

— Ah, non verrete? soggiunse l'attrice sempre più nervosa. Tuttavia io recito solamente nella Visita di nozze e non prima delle undici e mezzo. Se il focolare domestico si spengerà prima di quell'ora... il Teatro Nazionale è vicino, soggiunse dopo una pausa significativa.

— Relativamente, disse lo scrittore sorridendo. Comunque accetto volentieri l'invito perchè per voi si sfiderebbero ben altri pericoli che la tramontana.

Su quella promessa lo scrittore avrebbe potuto andar via, soddisfare il desiderio innocente del suo piccolo Luca. Ma una certa ironia che vibrava in talune inflessioni di voce dell'attrice lo tratteneva in quel salotto, seduto in quella poltrona. Fu così durante un'ora: una voce lo esortava ad alzarsi, a partire; l'altra, contraddittoria, a indugiare ancòra. Intanto il discorso era ricaduto sul sogno adolescente di Claudina.

— Chi sa, chi sa? diceva l'attrice. Realizzerò mai questo sogno? Amare ed essere amata da un uomo illustre, da un grande artista, in modo che la mia intelligenza sia completata dalla sua, formi un tutto armonico e profondo? Chi sa? Gli incontri della vita sono così bizzarri! Desidero, voglio, invoco il grande artista, il grande scrittore e chi sa che non vada poi a finire nelle braccia di un povero attorello qualunque, in un momento di orribile stanchezza e senza volontà, come quei viaggiatori che seduti di rimpetto in uno scompartimento si trovano nelle braccia l'uno dell'altro per un urto del treno! — Sorrideva, ma tristemente; poi ad un tratto si mise a picchiare e strofinare le sue mani. — Dio, Dio, che freddo! e come potrò recitare stasera? Come potrò? Farnese, fatemi il piacere, prendetemi quel mantello su quella poltrona..... Lì, lì, benissimo! — E come Farnese, mettendole quel mantello su le spalle, s'era chinato su lei fino a sfiorarle i capelli con un bacio, ed ella aveva sorriso, così che egli fatto più audace s'abbassava verso le labbra, ella gridò: — No, no, non voglio! E levandosi, poichè Farnese l'inseguiva, quasi pregò: — Lasciatemi. Non vi avvicinate. Andatevene, andatevene, adesso....

Poi si avvicinò a Farnese, fece un cenno perchè non insistesse, gli tese le due mani, strinse amichevolmente quelle di lui e lo guardò uscire, senza sorridere e senza più una parola. Ma nelle scale lo scrittore udì la voce un po' tremante di Claudina Rosiers che gli gridava dall'alto:

— A stasera. Ricordatevene.