Più tardi, come lo scrittore alla fine del quarto atto si meravigliava ch'ella provasse in scena e le rendesse anche con precisione alcune sensazioni fisiologiche, Claudina Rosiers scoprì l'allusione ed il sottinteso; sorrise e disse all'orecchio del Farnese:

— Voi pensate che questo, almeno, devo averlo provato; non è vero, maestro?

E staccandosi dall'uomo, mentre Gray ricompariva mogio mogio tra i fondali, disse con l'alterezza di colei che serba immacolato il suo fiore e ne sa il prodigio:

— Ebbene, no. Io sono vergine!


Egli rimase a guardare la vergine, ma i suoi occhi non erano più limpidi come poc'anzi; una scintilla impura di cupidigia, accesa dal pensiero di quella occulta primavera, vi brillava torbidamente. La scena cominciava a vuotarsi, dopo che il direttore aveva pronunciato le abituali parole: «Possono andare; domani, prova alle undici». A poco a poco solo Claudina, Farnese e Gray erano rimasti sul palcoscenico, Farnese ancòra seduto su l'ampia poltrona, Claudina in piedi presso lui canticchiando, Gray imbarazzato con la pallida speranza di riaccompagnare Claudina. Un silenzio imbarazzante era fra loro. L'attrice e lo scrittore sentivano il bisogno d'essere ancòra soli, di poter ancòra parlare, di potere ancòra unire le anime loro nella piena confidenza che consola. Gray finalmente comprese l'inutilità della sua attesa, quando Claudina per troncar netto il disagio di quel silenzio, pregò Farnese di accompagnarla dalla sua modista. Il commediante girò su i tacchi, dopo di aver salutato in corruccio, e s'allontanò rapidamente tra le penombre dei praticabili e delle quinte. Con quella intuizione tutta propria dei gelosi, Gray imaginava che qualcosa di decisivo stava per compiersi tra l'autore drammatico e la sua interprete. Tutti gli spasimi della gelosia lo afferravano, quelli spasimi laceranti del geloso che non ha alcun diritto, dell'innamorato senza speranza che vede un altro in procinto di cogliere quel frutto di amore ch'egli credeva dovuto a sè stesso. Brani di commedie gli tornavano nella mente, di quelle commedie in cui egli doveva vivere, innanzi a mille persone, gli spasimi di una gelosia che conosceva così bene! Il povero innamorato doveva trattenere le frasi di collera e di insulto che gli salivano alle labbra verso colei che era stato il suo sogno, che era la sua madonna, ora in procinto di perdere la gloria della sua verginità per il capriccio passeggero ed inutile di uno scrittore alla moda, di un donnaiolo misogino!

Fuori, il crepuscolo scendeva. In alcune vie più strette i lampioni già erano accesi, nelle vie larghe e nelle piazze la folla passava, reduce dai suoi dolori o dalle sue fatiche quotidiane, pronta a risalire il calvario l'indomani, dopo il breve riposo di una pallida sera. Gray procedeva fra quella folla variopinta ed ignota, quasi senza vederla, attonito pel martirio di quella idea fissa, che riconcentrando ogni sensibilità sul suo fermento, pare che tolga quasi la sensazione della vista e dell'udito. Sotto quanti di quei volti si celava un dolore simile al suo? Quanti sentivano nel cuore la tenaglia crudele dell'amore senza speranza, i laceramenti atroci della gelosia senza diritto? E queste idee facevano risalire nel suo cuore la piena dell'amarezza, che talora però gli consentiva qualche minuto di speranza e di tregua. E se egli fosse ancòra in tempo? Chi sa che Claudina non avesse pregato Farnese d'accompagnarla, senza un fine recondito, forse per sola vanità femminile, per farsi vedere nell'ora di maggior folla con uno scrittore glorioso, con uno dei più grandi autori drammatici... Ma, la modista? E non poteva veramente recarsi da costei? Cosa v'era di strano e d'impossibile? Ma perchè non aveva detto anche a lui di accompagnarla? Veramente era stato lui il primo a prender congedo e ad allontanarsi; ma perchè ella non aveva detto una parola per trattenerlo, ella che sapeva quanto fosse amareggiato dai sospetti più vani e quanto ne soffrisse? E l'onda di amarezza risaliva ancòra e i laceramenti della gelosia ricominciavano, fin che non potendo più reggere al dubbio si diresse verso la casa dell'attrice, con l'intenzione di spiarla, di spiare la sua venuta, e se saliva sola o con Farnese. Il geloso girò la via delle Quattro Fontane, traversò la piazza Barberini, risalì tutta la via Sistina sino alla Trinità dei Monti, poi discese ancòra la magnifica scalinata che conduce in piazza di Spagna e, voltando a sinistra, si fermò su la porta di un piccolo caffè confinante col portone della casa di Claudina. Bevve in fretta l'assenzio che il cameriere gli aveva portato e si fermò su la porta in osservazione. E come l'attrice tardava a rincasare, la gelosia ricominciava nella pedanteria delle sue indagini e dei suoi minuti sospetti. E s'ella non tornasse? Se Farnese l'avesse trattenuta a pranzare al caffè? Ma lo scrittore aveva famiglia e non era probabile che si facesse vedere pubblicamente in tanta intimità con la giovane attrice. E se i due fossero venuti in carrozza e quindi prima, molto prima di lui? Se fossero già nell'appartamento e proprio in quella camera da letto che corrispondeva esattamente, al piano superiore, con quella sala di caffè notturno? Un'ora era passata senza ch'egli vedesse giungere l'attrice o sola o con lo scrittore, e ciò l'aveva confermato nella sua ipotesi che i due, giunti in carrozza, fossero già nell'appartamento. Egli aveva infilato il portone, aveva già salito qualche gradino, ma al momento di premere il bottone elettrico pensò che non aveva alcun pretesto per spiegare quella sua visita intempestiva. Inoltre pensò che avrebbe potuto avere la conferma di quel che temeva e quella possibile certezza lo atterrì, e ridiscese lentamente le scale, preferendo a quello spasimo immane, le continue trafitture del dubbio, che tuttavia lascia qualche minuto di speranza e di blanda illusione. Ma, al momento che egli varcava la soglia, Claudina e Farnese discendevano da una carrozza e il geloso ebbe appena il tempo di sfuggire, rasentando i muri della oscura via di Propaganda Fide, non senza essere stato visto dai due. Claudina e Farnese salirono. Su, nella casa, dopo che si fu tolto il cappello e la mantellina, l'attrice guardò tra le persiane socchiuse ed al lume della lampada elettrica di un negozio di oggetti d'arte, vide Gray fermo in attesa, con lo sguardo fisso alla sua finestra che in quel momento s'illuminò, avendo Farnese fatto scattare il commutatore della luce elettrica.

— Otello aspetta ancòra, disse Claudina ridendo allo scrittore, mentre apriva le persiane. Vi ha veduto salire ed attende che ridiscendiate. Chi sa quali sospetti e quali pene! Domani dovrò subirne la narrazione. Povero ragazzo! — E rise di una risata libera e squillante. — Però, come siamo cattive noi donne! — continuò più seria ma canzonatrice. — Ecco un uomo che soffre per me pene atroci. Egli mi segue, mi osserva, mi spia. Egli mi attende nel portone per vedere se torno sola, vi vede, fugge. Ed io ho la crudeltà di farvi salire, pur pensando che il povero giovane ci spia ancòra e che questa vostra innocente visita gli farà passare una notte bianca insopportabile. Siamo veramente malvagie?

Rise di nuovo, avvicinandosi allo scrittore. Farnese indugiava. Aveva inteso battere le sei all'orologio della stanza vicina e ricordò di aver promesso al piccolo Luca di andarlo a prendere, dopo la prova, per farlo passeggiare nelle vie eleganti con lui, poichè il bambino era tutto orgoglioso di essere visto col suo gran papà.

— Dovrei rientrare, disse repentinamente lo scrittore all'attrice. Sono già le sei ed ho fatto una promessa al piccolo Luca.