Giuliano non afferrò che quella frase isolata, e gli parve che Leonardo avesse indovinato il suo pensiero, avesse definito e precisato in quelle poche parole quanto la sua anima sentiva confusamente. Sì, il bene cancellava per lui tutto il male! Quella felicità dell'ora presente sapeva allontanare ogni ricordo delle angoscie passate. Egli aveva fatto il male e ne aveva scontato il fio. Ma poi tutto era tornato soave e sereno. Ed era giusto: poichè il bene cancella tutto il male, egli non avrebbe dovuto soffrire per sempre i tristi ed amari frutti del male che aveva seminato, inconsapevolmente, negli stessi giardini della sua vita, quasi le illusioni lo avessero bendato con rose intrecciate, quasi il miraggio lontano avesse fatto scomparire ai suoi occhi tutto l'orizzonte prossimo ed estremo in una fitta nebbia d'oro.

Col cuore in festa e con l'animo sereno, egli si gettò nella conversazione, quando un nuovo argomento proposto da una frase di Andrea di Vele lo attrasse e lo afferrò. Era già intento a far scintillare le sfaccettature dei suoi paradossi geniali, quando il viso glabro del domestico si chinò quasi a rasentare il suo. L'uomo gli mormorò qualche parola all'orecchio.

— Non avete detto che non ricevo? dimandò Farnese un po' annoiato per essere stato interrotto.

— La signora non ha voluto andarsene. Ha detto che avrebbe atteso, ma che doveva vederlo d'urgenza.

— Non vi ha dato il suo nome? chiese Beatrice.

Il domestico negò. Loredano insistette:

— È bella? è giovane?

— Mi sembra, rispose il domestico. Ma è coperta da un velo nero molto fitto.

— E dove l'avete lasciata? dimandò Giuliano.

— Nel primo salotto. Mi è parsa molto agitata. La signora non voleva che l'annunziassi finchè non avessero finito di pranzare. Ma io ho creduto più opportuno di prevenirli subito.