E sorrisero e risero di quelle apprensioni di donna innamorata e gelosa.

Intanto Giuliano era giunto nel suo gabinetto. S'era inchinato entrando, senza guardare la visitatrice inopportuna. Ma, rialzando lo sguardo, l'aveva riconosciuta e d'un balzo s'era slanciato verso di lei, l'aveva afferrata per un polso, mormorando con voce strozzata dall'emozione:

— Claudina! tu?

— Io proprio, ella rispose fissandolo, disciogliendo il suo polso dalla stretta. Non sono forse nel mio diritto?

Trascinato nel vortice della sua nuova tempestosa crisi di cuore e di conscienza, Giuliano aveva completamente dimenticato, durante quei quindici giorni, ogni suo dovere verso Claudina. Dopo il biglietto lasciatole a Saint-Moritz al bureau dell'albergo, egli non le aveva fatto più pervenire alcuna notizia.

— Sì, non sono forse nel mio diritto? ella riprese dopo una pausa in cui non si sentì che l'affanno dei loro due respiri. Tu mi hai abbandonata come si abbandona un oggetto di niun valore e del quale non si ha più bisogno. In una angoscia suprema ho atteso per giornate intiere il tuo ritorno, un tuo telegramma, una tua lettera, una tua notizia qualsiasi. Io non vengo qui per dirti quanto abbia sofferto, come abbia scontato con lacrime roventi le gioie che un tempo godetti con te. Sono venuta per udire dalla tua voce quel che tu decidi e quel che tu hai fatto.....

Le labbra di Claudina tremavano. Ell'era pallida e disfatta ed il suo volto appariva come invecchiato, sotto il fitto velo rialzato su la fronte come una benda di lutto. I suoi occhi luccicavano di lacrime e le guancie ne eran solcate. Giuliano si sentì preso da una profonda pietà per quella creatura ch'egli aveva amato e dalla quale era stato tanto amato, per quella povera creatura umana su cui il dolore per il suo abbandono doveva essersi scatenato con una furia feroce. Egli fissava gli occhi di lei incerti, febbrili, dove a volte guizzava un bagliore, che sembrava di follìa.

— Voglio sapere da te, da te solo, ripetè Claudina con la sua voce fremente, quel che tu decidi e quel che tu hai fatto... Rispondimi francamente... Non è una scena da romanzo d'appendice ch'io vengo a farti.... Voglio solamente una confessione leale e una decisione precisa....

Un lieve movimento della portiera di velluto fece volgere Giuliano al momento che stava per pronunziare una risposta di pietose menzogne e di difficili inganni. La portiera si mosse un'altra volta, il rilievo di un corpo umano vi si accennò. Evidentemente, indovinò Giuliano, apprensiva e gelosa Beatrice lo aveva seguito, spiava ed origliava dietro la portiera. Egli temette di ferire con le sue parole l'amata, temette di correre il rischio di perdere anche per un'ora ciò che aveva riconquistato con l'intensità del suo dolore e la profondità sincera del suo pentimento. Disperatamente, dimenticando quel che Claudina era stata per lui, egli parlò: parlò non per la donna cui le sue parole s'indirizzavano e che ad ognuna impallidiva sempre più e vacillava reggendosi ai mobili; ma parlò per colei che ascoltava dietro la portiera, per colei che doveva trarre da quelle sue parole l'ultima prova di sincerità e di pentimento, per colei che doveva considerarle come un sigillo di sangue posto sul passato doloroso e colpevole.

— Io ho fatto, egli disse, ciò che il mio dovere mi imponeva. Se sono stato pazzo e colpevole, ora son saggio e pentito. La follìa di un minuto, di un'ora, non poteva, non doveva avere per conseguenza la rovina della mia famiglia, il dolore di tutti i miei. La grave malattia della mia bambina mi ha richiamato al mio dovere di padre e di marito. Io ho trovato un'anima generosa e nobile che ha saputo perdonare ed indulgere perchè sapeva il mio pentimento sincero ed i miei nuovi propositi fermi e virili, un'anima eletta che ha saputo perdonarmi senza un richiamo, senza un rimprovero per tutto il male ch'io avevo osato contro di lei. Ecco quel che io ho fatto, ecco quello ch'io dovevo fare!