Claudina aveva chiuso gli occhi. Aveva l'apparenza macabra d'un cadavere che si reggesse ad un mobile per un'ultima energia dei nervi. Sempre in quell'attitudine d'infinito dolore, ella parlò:
— Ti ricordi quello ch'io ti dissi, un giorno, in questa medesima stanza? Per te il mio amore è stato un gioco, un capriccio, un triste episodio della tua vita ritornata adesso felice. Per me invece è stato tutto: la vita ed il sogno.... Ed io ho tutto perduto! Io non ti faccio un solo rimprovero, ti amo troppo ancóra per desiderarti del male. Saprò scomparire dalla tua vita e dal tuo destino, per sempre. Mi sembra che tutto sia tenebra nell'avvenire... Oh che gelo e che orrore!
Ebbe un brivido, quasi vedesse la tenebra fosca che evocava, quasi ne sentisse il gelido abbraccio. Attese forse una parola di Giuliano? A un tratto ella si mosse, si avviò verso la porta. Farnese la seguì dolente e commosso, ma tranquillo per l'esito che l'incontro temuto aveva raggiunto. Quando Claudina stava varcando la soglia, Giuliano vide luccicare nella mano di lei un piccolo oggetto di argento e, slanciandosi, fece appena in tempo a prendere fra le braccia la sua povera amante che si rovesciava indietro, senza un grido.
VII.
Tre giorni dopo, a Firenze, Giuliano Farnese seguiva il convoglio funebre di Claudina Rosiers, tra una folla di uomini celebri e di mondani, di giornalisti e di attori. Egli aveva al suo fianco Loredano e camminava a breve distanza dal carro ch'era interamente coperto di corone di fiori. Giuliano ricordava i nuovi affanni di quei giorni, dopo il fulmineo suicidio di Claudina sotto i suoi occhi. Il padre di lei aveva voluto ch'ella fosse sepolta a Firenze, ubbidendo così ad un desiderio espresso da Claudina durante la sua breve agonìa, il desiderio di riposare presso sua madre sotto la terra ch'ella amava, sotto quel chiaro trasparente cielo toscano prediletto al suo cuore. Farnese e Loredano s'erano incaricati di accompagnare la salma a Firenze. Entrambi rivedevano le tristi tappe di quel lugubre viaggio in compagnia della morta. Giunti la sera innanzi, la salma era stata deposta alla stazione di Porta alla Croce. Ed ora il funerale aveva luogo in quell'ineffabilmente dolce pomeriggio fiorentino. Essi si ripromettevano di ripartire la sera stessa per Roma, dove Beatrice, profondamente e nuovamente colpita dall'inattesa catastrofe, aveva estremo bisogno delle loro cure e dei loro affetti.
Il corteo procedeva. Quantunque si fossero tenute rigorosamente celate le circostanze in cui era avvenuto e le cause che l'avevan provocato, il suicidio di Claudina era oramai cosa da tutti risaputa. Ognuno quindi componeva a piacer suo lo svolgimento del dramma, ognuno faceva liberamente galoppar la fantasia per veder d'indovinare a quale impulso avesse obbedito e a quale disperazione avesse ceduto la giovane donna, decidendosi a quel passo estremo, gettando via in un minuto tutta la primavera della sua giovinezza, disdegnando le promesse della vita, le lusinghe dell'avvenire. Qualcuno aveva mormorato che un amore ardentissimo per Giuliano Farnese non era estraneo all'epilogo tragico di quella giovinezza d'artista cominciata fra i rosei albori della bellezza e del trionfo. E Giuliano comparendo, non ostante i consigli degli amici, a quel funerale aveva inteso intorno a sè il palpito ed il susurro di una curiosità irriverente che spiava i suoi atti, il suo volto, le sue rare parole. Aveva avuto orrore di quell'apparenza ch'egli doveva avere d'eroe romantico, d'uomo fatale per cui una donna s'uccide a vent'anni. Gli sembrava che tutti fossero sul punto di gridargli la sua responsabilità e additargli il rimorso che avrebbe dovuto avvelenare tutta la sua vita. Il ribrezzo, la vergogna lo soffocarono. E, quando udì tra le parole di coloro che lo circondavano susurrare il suo nome, afferrò il braccio di Loredano, lo supplicò perchè si allontanassero, perchè ponessero fine a quel supplizio del suo cuore e della sua conscienza atrocemente spietato. Ma suo cognato non cedette, lo trattenne, lo rincuorò! Abbandonare il corteo in quel momento e in quel modo, sarebbe stato peggio di una confessione; ed egli facendolo avrebbe ubbidito a un egoismo riprovevole, avrebbe ceduto ad un rispetto umano del quale non era nemmeno generoso verso la povera morta sentire in quel momento il richiamo.
Giuliano si calmò, diede ascolto al cognato. Con occhi attoniti si guardava intorno tra quella folla di scrittori, di giornalisti, di mondani e di artisti, molti dei quali avevan conosciuto Claudina solo per un quarto d'ora e per semplici incontri professionali. I più eran venuti dietro quel convoglio per farsi vedere, per essere notati, perchè il funerale di una grande attrice come Claudina Rosiers era una cerimonia di mondanità cui non era lecito mancare, come non lo era il non presentarsi poco più tardi alle Cascine e più tardi ancóra da Giacosa in via Tornabuoni, come non lo era il non occupare la sera una poltrona della Pergola e, dopo mezzanotte, un tavolino di Melini o di Capitani. Quanti erano, pensava Giuliano, coloro che veramente soffrivano e piangevano lacrime ardenti per la tragica fine di Claudina Rosiers? Oh ben pochi, ben pochi! E nulla era più triste di quella menzogna umana, di quella commedia delle convenzioni sociali che non s'arrestava nemmeno in presenza d'una tomba e d'una morta. Giuliano sentì un braccio appoggiarsi sul suo. Si volse di scatto, riconobbe Lorenzo Ronda, un collega celebre, un autore drammatico avvezzo ai trionfi:
— Abbiamo una grande attrice di meno, caro Farnese, gli diceva Lorenzo Ronda. E veramente noi autori non ci troviamo in tale abbondanza di interpreti degne per non doverla rimpiangere. Non vi pare?
— Sì, è vero, era una grande attrice, rispose Giuliano ferito dall'accento quasi scherzoso del suo interlocutore.
— Sapete nulla su la causa del suo suicidio? dimandò Lorenzo Ronda curiosamente. Mi dicono che voi siate stato un suo amico molto intimo e in tal caso sarete in grado di saperne più di noi. La voce che ha avuto più credito, è questa: pare che Claudina fosse l'amante di un uomo del popolo, un bel giovane, un ercole, che la batteva a suo piacere e che viveva coi denari di lei. La disgraziata era molto innamorata di cotesto bel mobile e dicono che sia giunta ai peggiori avvilimenti per procurargli del denaro.....