— Ma è un'infamia! proruppe Giuliano pallidissimo.
— È giunto il giorno, proseguì Lorenzo Ronda, in cui il denaro non è più bastato. I debiti sono incominciati, finchè Claudina non ha trovato più nemmeno l'ombra del credito. Allora il suo amante, vedendo che da lei non v'era più nulla da sperare, l'ha lasciata per una ballerina di quarant'anni. Conclusione: nella disperazione dell'abbandono e della rovina finanziaria, Claudina si è uccisa. È una morte veramente ingloriosa ed è un dramma molto volgare!
— Oh che infamia! oh che infamia! esclamò Farnese con un accento di supremo disgusto. E voi, Ronda, che l'avete conosciuta, che le avete voluto bene, avete potuto creder questo di lei, avvilirla così bassamente, raccogliendo le immondizie che la viltà umana gettava su la sua bara!.... Oh quale tristezza e quale orribile mondo è il nostro....
Lo scrittore rallentò il passo, perdette di vista Ronda ch'era entrato in un altro gruppo, sorridendo. Egli provava una nausea atroce. Lo spettacolo di bassezza umana, che quel funerale offriva, sorpassava ogni sua più truce imaginazione. Ecco, ecco che Claudina, la stella di ieri, l'adorata di ieri, era morta gettando la vita per un bel sogno distrutto, per un nobile ed altissimo amore purtroppo irraggiungibile; ecco ch'ella chiudeva, con un epilogo ch'era una solenne tragedia, una vita vissuta nel più puro dominio dell'ideale e del sogno; ecco che ella si gettava nelle ombre dell'al di là, uscendo al gelo della vita e del dolore dopo il radioso e sublime incantesimo di un miraggio di gloria e d'amore; e la sua tomba non era ancóra chiusa ed il suo corpo era quasi ancóra caldo che già la malvagità umana s'esercitava a violare il segreto della sua fine e il mistero della sua anima e le attribuiva una bassa esistenza da donna che si avvilisce per il bacio di un ercole, una fine banale da donna ricoperta di debiti e abbandonata dall'amante che preferisce alle sue le carezze di una ballerina di quarant'anni!
Altre viltà umane giunsero all'orecchio di Farnese e partivano da un gruppo di giovani scrittori e di poeti che ora camminavano dietro di lui:
— Era l'amante di un senatore... diceva uno.
— E prima lo era stato di un cardinale.... Quirinale e Vaticano!
— Ma pretendete forse, obbiettava un terzo, di ritrovare tutta la genealogia dei suoi amanti? Saremo al cimitero che non avrete ancóra finito!
Farnese si volse con un gesto d'ira che seppe reprimere a stento. Come fare? Poteva egli prendere le parti dell'estinta e difenderla dagli insulti, dal fango che la strada gettava contro di lei, su i fiori della sua tomba? Con quale dritto e sotto quale veste? Intanto egli aveva riconosciuto colui che aveva parlato per ultimo: era un poeta, un poeta delicato e profondo, un giovane di grande ingegno di cui Farnese aveva favorito ed appoggiato le prime armi vittoriose. Lo chiamò presso di sè con un gesto; il giovane accorse:
— Che cosa desiderate, maestro? domandò.