— Lasciate andare questo «maestro»; non ne è il caso, nè il momento, rispose Farnese: poi aggiunse dopo una pausa: — Come parlate, Turreni! E siete voi, voi un poeta, un uomo che nei suoi versi afferma i sentimenti più elevati e più nobili, siete voi che parlate in quel modo di Claudina Rosiers, dimenticando che ne seguite il feretro! Che ne sapete voi dei suoi amanti? Li conoscete? Ne avete le prove? Ah, vi è stato detto: e voi avete prestato fede alle viltà degli altri! E intanto il suicidio di una donna a vent'anni, nel più bel vigore della giovinezza, nel più radioso splendore della bellezza, il suicidio di una donna per cui la gloria e forse l'amore riserbavano i baci più inebrianti e gli allori più verdi, non vi dice nulla, non vi commuove profondamente, non vi fa pensare che nella sua morte vi sia un grande mistero, ch'ella sia stata abbattuta da un grande dolore, ch'ella sia stata uccisa per un crudele risveglio da un sogno sublime? E voi siete un poeta! E stamane avrete scritto dei bei versi e stasera ne farete degli altri per una donna che voi amate e che vi ama! Voi non potete credere, Turreni, quanto dolore mi abbia fatto l'udirvi parlare così. Ho avuto bisogno di dirvelo. E ascoltatemi, mio caro poeta, voi che siete giovane: siate buono, siate generoso, siate poeta nella vita anche e non solo quando siete seduto alla vostra scrivania. Credetemi: al mondo non vi è che l'onestà, nella vita non vi è che la bontà, che possan rendervi felice.... Ed ora tornate coi vostri amici, non vi trattengo più. Ho voluto dirvi tutto questo perchè vi voglio bene, quantunque conosca troppo i giovani per non credere che voi, anche se le mie parole vi hanno commosso, ma per posare a uomo forte, a scettico, a blasé, appena tornato fra i vostri amici vi affretterete a dire: «Miei cari, decisamente Giuliano Farnese si è rimbecillito!»

Prima che il poeta potesse protestare a quella conclusione inattesa, Farnese si era allontanato per raggiungere Loredano che era ricomparso qualche passo avanti. Il corteo aveva oramai percorso buona parte del viale dei Colli ed era già a San Miniato. Una carrozza chiusa stazionava lì presso. Giuliano prese per un braccio Leonardo, si diresse con lui verso la carrozza:

— Proseguo in carrozza. Vieni con me.

Salirono, la vettura si mosse a fianco del corteo.

— Credimi, diceva Giuliano, non reggevo più. Tu non puoi imaginare quante sieno le infamie che ho inteso lanciare contro la povera Claudina. E dire ch'ella non aveva fatto mai male ad alcuno! È proprio la cattiveria, la perversità degli uomini che non risparmia nessuno, non rispetta più nemmeno le tombe, non teme nemmeno il mistero della morte: e gli uomini non pensano che presto o tardi in quel mistero dovranno profondare anche loro e dimenticano che allora altri uomini faranno contro di essi, ciò che essi osano presentemente.

Tacquero, ognuno assorto nei proprii dolorosi pensieri.

— Dove siamo? domandò Leonardo chinandosi allo sportello.

— Al piazzale Michelangelo... Guarda, guarda che meraviglia! esclamò Farnese accennando il panorama divino, d'una bellezza quasi fantastica.

Per un ingombro di carrozze il corteo si soffermò. I due discesero di carrozza, s'avvicinarono al limite del superbo piazzale.

In basso s'apriva la conca verde bellissima, dove Firenze risplendeva come avvolta d'un fitto pulviscolo d'oro. Tutt'intorno era la corona primaverile delle colline digradanti come un anfiteatro meraviglioso. Qua le colline di Settignano, più in là la Castellina di Montughi, e poi l'asilo principesco di Careggi. Al centro l'oasi dorata di Firenze, traversata dalla striscia d'oro del fiume, che splendeva in una gloria di riflessi sotto il sole vivo. E tutt'intorno, nella verdissima conca e su per le colline d'una morbidezza di verde e d'una delicatezza di penombre e di sfumature che si sarebbero potute creder drappeggiate di velluto, fino in fondo all'orizzonte ed agli Appennini, era la Toscana, la Toscana sublime, il giardino dove la natura profuse follemente i suoi tesori eterni, la Toscana incantata tra i monti cesellati e le pianure in cui il sole ha indorato fin le più umili pietre, e in cui fin della polvere ha fatto un pulviscolo d'oro; la Toscana coi suoi paesaggi semplici ed ingenui, così limpidi, così precisi, così coloriti che sembran vignette, dove fin nei più umili villaggi s'eleva verso il cielo la forza e l'ardire delle torri che sembran ceselli e dei campanili che sembran ricami, tra le schiere malinconiche di cipressi disposti in bell'ordine come denti di un pettine prestigioso; la Toscana, infine, dalla grazia profumata e tenera la beata parte di mondo dove il cielo è trasparente come un cristallo, l'aria dolce e blanda come una carezza, la beata terra che il cielo adora, quel cielo che sotto la carezza bionda del sole palpita leggermente in un fremito voluttuoso, come un bel seno di donna sotto la tepida carezza di un bacio.