I due furono scossi dalla loro estasi per i rumori del corteo che si rimetteva in moto verso il cimitero delle Porte Sante. Quale tristezza era l'accompagnare alla sua ultima dimora in quel dì sereno una donna di vent'anni morta per lui, perchè ella non poteva non amarlo, mentre egli non poteva amarla. Troppo tardi ell'era giunta nella sua vita. E il tragico grido di Dante Gabriele Rossetti risuonava nell'anima sua: «Guardami in volto: io mi chiamo «Ciò che avrebbe potuto essere». — E mi chiamo anche: Mai più! Troppo tardi! Addio!»
Dallo sportello della vettura Farnese riconobbe un uomo che seguiva il corteo in distanza, solitario, pallidissimo. Senza pensarci due volte lo scrittore saltò giù dalla carrozza, raggiunse quell'uomo che altri non era che Lorenzo Gray, l'attore scomparso dopo commessa l'infamia ch'era causa ignorata di tutto quel fosco dramma, l'uomo che aveva ardentemente amato Claudina, sino alla pazzia, sino alla infamia. Quando Farnese stava per raggiungerlo, Gray si volse, vide e riconobbe lo scrittore. Senza parlarsi, fissandosi con gli occhi che si riempivan di lacrime, i due uomini si strinsero la mano convulsamente, a lungo.
— Ella avrebbe potuto amarvi e voi l'amavate! mormorò Giuliano più tardi.
— Ella vi ha amato e voi non avete potuto amarla, rispose Lorenzo Gray.
Il bieco fantasma del destino mancato apparve ad entrambi.
— Quale epilogo! mormorò Lorenzo Gray. Io non potrò vivere ormai che con la sua religione nel cuore. Il suo ricordo e il suo amore mi seguiranno nella tomba. Io l'ho troppo amata ed ho troppo sofferto per lei; e son pel cuore due stimmate che non si cancellano più!
— Ed io! esclamò lo scrittore. Quando si è, come io sono, la causa di un dramma così terribile, si è condannati ad averne per tutta la vita il fosco rimorso nel cuore. Il fantasma di lei quale la vidi l'ultima volta, quale la vidi cadere fra le mie braccia, non mi lascerà mai, io lo sento....
Giuliano avrebbe voluto aprirsi, confessarsi con Lorenzo Gray. Sentiva bene che tra tanta menzogna che seguiva la salma di Claudina i loro dolori erano i soli, o almeno i soli sinceri, profondi e insanabili. Sarebbe stato buono blandirli a vicenda, parlare di lei, di lei scomparsa, rievocarne lo spirito rivivendone i ricordi. Ma egli sentiva in Lorenzo Gray una certa ritenutezza, una certa freddezza di parola e d'accento; e gli occhi di lui non s'eran più incontrati coi suoi dopo il primo momento, dopo il primo saluto e la prima comunione di dolore. Spiegava il contegno di Gray pensando che questi lo faceva responsabile del dramma, che lo odiava forse per avergli strappata, incontrandosi su la sua strada, quella che poteva essere la felicità della sua vita. Egli non poteva certamente indovinare che nulla di tutto questo era nel cuore dell'attore, ma solo un grande rimorso pensando al male ch'egli aveva fatto a Farnese, ricordando ch'egli era stato con la sua ira e la sua gelosia la causa iniziale del dramma di cui ora finiva l'epilogo!
Non di meno nessuno dei due si distaccava dall'altro. Anche tacendo i loro dolori si sposavano, si sorreggevano; ed i due cuori battevano all'unisono per un'angoscia comune ad entrambi.
Si separarono solamente quando, dopo che la cassa fu calata nella fossa, le prime palate di terra caddero sul legno mortuario. Sentirono allora di non potersi nè guardare nè parlare senza piangere; e poichè avevano il pudore di rivelare il loro lutto e la loro angoscia innanzi alla folla, si allontanarono l'uno dall'altro senza una parola, senza un saluto, benchè sentissero che la morta nel mistero dell'al di là li aveva indissolubilmente uniti coi vincoli sacri di un'amicizia di dolore.