(Così Pierrot s'è addormentato Il volume di Banville gli scivola dalla mano e ruzzola a terra. Suonano ancora, nella notte di carnevale, il coro lontano e la dattilografia musicale. Ma già Pierrot è partito dal sonno per il sogno, il sogno di Banville):
Plus haut! Plus loin! De l'air! Du bleu!
Des ailes! Des ailes! Des ailes!
II.
(La mattina dopo è Quaresima e c'è un cielo mediocre: un cielo che non è azzurro e non è nero, un cielo grigio, il cielo delle ceneri. Sempre al suo tavolino, le braccia su questo, il capo su quelle. Pierrot dorme ancora. La porta s'apre L'amico entra. E viene a svegliare Pierrot. Coi piedi urta a terra un libro e lo raccoglie. Lo guarda e, dopo averlo guardato, lo getta con disprezzo su la tavola).
L'AMICO
Ah, già... il libro di Totò...
(E l'amico si avvicina a Pierrot Lo tocca prima con la mano; poi lo scuote rudemente. Alla terza scuotitura Pierrot balza in piedi d'improvviso come se l'avesse destato una scossa di terremoto).
PIERROT
Oh guarda.... Sei tu.... E sono qui, in casa mia?...